SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

Lago Pian di Lee

Val Grande di Lanzo

29 ottobre 2017 
Vonzo 1231 m

Niente. Al lago Bojret proprio non riusciamo ad arrivarci. L’anno scorso non si era iscritto nessuno, stavolta alla fine abbiamo valutato che, nel periodo scelto, le ore di luce erano troppo poche per poter fare la gita con tempi rilassati. Ripieghiamo perciò su un percorso più breve, fino all’alpe Pian di Lee e al relativo laghetto. Non che sperassi di trovarci  acqua, peraltro, vista la storica siccità di quest’anno, ma con sommo sollievo sono stato smentito.

Alla partenza da Vonzo, delizioso borgo oggi di seconde case in pietra, una nube lenticolare sovrasta il colle della Paglia e ci annuncia vento in quota, che già da qui cominciamo a percepire. A monte della frazione i boschi sono terrazzati, indizio evidente di una passata occupazione agricola. Immagino che le colture principali fossero segale e patate, i prodotti che meglio si adattano al freddo. Il terreno è così duro da essere scivoloso, le foglie così secche da crocchiare. Per una bella faggeta arriviamo alla sterrata diretta a Ciavanis e imbocchiamo la bretella che porta a Chiappili. Anche questa è una gradevole frazione di case in pietra, posta in posizione molto panoramica sulla val Grande. In passato era un luogo di stazionamento durante le stagione intermedie della transumanza nel vallone di Vassola; una volta incontrai un vecchio che ancora si ricordava dei tempi in cui era piena di bestiame. Testimone di quell’epoca, tra le case troneggia un frassino monumentale, che forniva con le sue foglie il nutrimento alle vacche negli anni magri.
Sul prato a monte delle case, una signora, che ha scelto un’escursione superiore alle sue possibilità, comincia a mostrare la corda, ansimando e salendo a strappi. Mi consulto con Roberto e entrambi siamo d’accordo che non farà il giro completo, perché uno di noi rinuncerà alla meta e scenderà con lei per percorso ridotto. Superata la strada diretta al piano di Vassola, saliamo verso Testarebbo lungo un sentiero recentemente segnalato, dopo anni di abbandono. La traccia non si è ancora riformata, tuttavia. D’altronde da queste parti non ho mai visto nessun escursionista, nonostante ci sia passato quattro volte in varie stagioni.
Su Testarebbo il vento è così forte da spostarmi, nonostante il supporto dei bastoncini. Dopo un po’ di valutazioni, decidiamo che sarà Roberto a restare con la signora, mentre io, che conosco meglio il percorso, andrò avanti con il resto del gruppo. Raggiungo il gruppo, fermo un po’ più a monte, in una zona riparata. Anche qui il sentiero è poco tracciato e spesso tende a disperdersi in rivoli, ma le segnalazioni recenti sono sufficienti. Per prati rimontiamo il pendio e arriviamo ad alcune baite (alpe Cialma). Una è in buono stato e sembra ancora usata; su una pietra è inciso l’anno 1880. Raggiungiamo altre baite in buone condizioni (alpe Rocciaplan), dove facciamo una pausa. Il vento teso e sempre più freddo al crescere della quota non ci invoglia certo a fermarci a lungo. Da questo tratto si osservava bene la tipica conformazione glaciale del vallone di Vassola. Noto anche le caratteristiche pile di pietre di San Bernè, sul versante opposto del vallone, e le indico ai gitanti, ma non so quanto loro le abbiano percepite, perché la luce piatta dovuta alle spesse velature che coprono il sole ne offusca la visione, nonostante l’aria tersa.

Poco a monte delle baite confluiamo sul sentiero che arriva da Pian Quarchietto, che seguiremo in discesa. Continuando a salire, raggiungiamo un pianoro e rimontiamo una probabile morena, tra mirtilli e rododendri. Poco sotto l’alpe Pian di Lee, lungo il sentiero troviamo molte piante di Gentiana lutea seccate. La mia spiegazione sull’uso alcoolico della sua radice impressionano molto alcuni gitanti, che all’arrivo proveranno a chiederne un bicchiere al bar purtroppo sfornito. L’alpe è ben tenuta e caricata, come dimostrano le abbondanti fatte di vacca nei dintorni. Proseguiamo ancora fino al lago, che, come detto, contro le mie previsioni non è secco. Anzi c’è perfino il resto di qualche erioforo sulle sue sponde. Arrivandoci, passiamo accanto a una bella bancata di rocce montonate. Al lago non ci fermiamo quanto vorremmo, perché il vento freddo ce lo impedisce. Trascorriamo il tempo chi facendo foto spiritose, chi leggendo 1984, chi facendosi piccolo piccolo per proteggersi dal freddo. Previdentemente ho portato un termos di tisana speziata che socializzo.
Scendiamo per il sentiero dell’andata fino al bivio citato precedentemente. Al bivio contattiamo Roberto, che è già a Ciavanis e si appresta a scendere per la sterrata. Seguiamo poi un sentiero, marcato da bolli blu e da Mohai, le statue dell’isola di Pasqua; unisce i decolli di parapendio della valle. Passiamo nei pressi di una stazione meteorologica e proseguiamo in lieve discesa. La traccia ogni tanto si smarrisce costringendoci a un po’ di su e giù per ritrovarla. Non ci vuole molto per arrivare a pian Quarchietto e di qui a Ciavanis per sterrata. Attorno alla bianca chiesa i pastori del vicino alpeggio hanno bruciato un po’ di zone, forse perché erano state colonizzate dai rododendri. La temperatura è divenuta più gradevole, ma il vento continua a soffiare. Ogni tanto porta tanto pulviscolo da essere persino fastidioso per la pelle e gli occhi.
Dopo la merenda, riprendiamo a scendere per la scalinata di accesso, che aggira la rocca su cui è costruita la chiesa. il sentiero ci porta agli alpeggi sottostanti e quindi su una dorsale, da cui entriamo nel bosco, finalmente al riparo dal vento. Nel tratto lungo il rio Paglia, purtroppo la vecchia mulattiera è stata distrutta da una pista per la presa dell’acqua, una noncuranza comune in queste valli. Superiamo il bivio per il Roc dle Masche, che avevamo intravisto prima del bosco, e tra i muri a secco e poi per prati torniamo a Vonzo.

Nonostante un clima avverso, tra vento e siccità, una gita riuscita, con molta gente nuova, tra cui anche due cinesi e una ragazza polacca qui da un mese. Tutta gente molto interessata agli aspetti naturalistici e che si guardava anche molto intorno. Mi resta il debito a Roberto di una gita al lago Bojret.

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