SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

La via romana di Bonassola

Uno scialpinista al mare

12 novembre 2017 
Levanto

Generalmente sono solito dare la mia disponibilità di capogita per le gite invernali, ma in questo caso mi sono lasciato volentieri coinvolgere in questa uscita in Liguria in veste di sci alpinista in riva al mare. L’itinerario, scelto da Sergio, ripercorre il tracciato della vecchia via romana lungo la costa tra Levanto e Bonassola. Forse meno conosciuto e frequentato degli itinerari che si sviluppano all’altro capo di Levanto in direzione delle Cinque Terre, questo itinerario attraversa comunque luoghi di grande pregio ambientale e paesaggistico, offrendo per buona parte del percorso una bella vista sul mare. L’avevo già fatto tempo addietro, sia pure con qualche variazione, in senso opposto partendo da Framura.
Essendo soltanto nove partecipanti alla gita e avendo abbandonato per motivi tecnici la soluzione del pullman, ci affidiamo al lungo spostamento in treno, senz’altro interessante ma con inevitabile partenza molto presto alle 5.30 del mattino. Per non dover correre e per goderci appieno l’intera giornata all’aria aperta fuori di casa, il treno del ritorno è fissato tardi in serata.
Arrivati a Levanto la prima cosa che facciamo è ristorarci presso la prima focacceria che troviamo aperta. Dopo il caffè siamo pronti per metterci in cammino sul lungo mare e andiamo a imboccare la ciclabile in direzione di Bonassola. Arrivati alle ultime case di Levanto abbandoniamo la ciclabile per iniziare a salire lungo una via a scalini che si inerpica su brulle colline. La rada e stentata vegetazione si sta riprendendo lentamente a testimonianza degli incendi che molto spesso battono la zona.
A poco a poco la via sale di quota per diventare uno sterrato con fondo a tratti sassoso che taglia a mezzacosta il versante, rimanendo sempre in vista del mare.
Il tempo come era previsto da giorni non è bello, ma il cielo irregolarmente nuvoloso con qualche sprazzo di sole all’orizzonte e il mare grigio e leggermente mosso contribuiscono a creare una bella atmosfera che non fa rimpiangere la piatta limpidezza delle giornate serene.
Ormai, attraversate le case di Scernio, siamo già in vista di Bonassola, in un ambiente gradevolmente antropizzato, dove borgate sparse e piccoli abitati si alternano a orti, coltivi, oliveti e a appezzamenti incolti. Qui, a un certo punto, incontriamo un tratto di strada in cui è evidente il fondo della antica via romana, di cui si intravedono ancora le pietre.
Raggiungiamo la bella chiesa di San Giorgio e risaliamo con una piccola deviazione fino a Montaretto, frazione di Bonassola, dove facciamo una sosta per il pranzo seduti contro un muro nella piazzetta del paese. Ne approfittiamo anche per prendere l’immancabile caffè nell’adiacente bar ristorante dove la proprietaria ci racconta delle vicende della sua famiglia e del paese.
Intanto esce anche un po’ di sole per riscaldarci e illuminare la giornata. Ripresa quindi la marcia, torniamo indietro sui nostri passi per intraprendere la seconda parte della gita che si svolge in un ambiente meno antropizzato e più allo stato naturale, in mezzo alla pineta e alla macchia mediterranea. I pini, però, non sembrano in buona salute: mostrano i segni dell’attacco della cocciniglia, flagello che da alcuni anni imperversa anche in questa parte della Riviera.
La strada si è trasformata in un sentiero che aggira i fianchi del Monte Brino. Nel frattempo il cielo si è fatto più buio e minaccioso, anche se non sembra voler piovere.
Siamo già abbastanza avanti nella giornata e il tempo inizia a scarseggiare. Per non dover fare tutto in fretta decidiamo di saltare la tappa al Salto della Lepre e a Punta dei Marmi. Ci portiamo sulla strada che passa in località Carpeneggio per riprendere il sentiero che, attraverso un bosco di lecci, scende fino alla spiaggia di Sca. Con un ultimo passaggio ripido raggiungiamo il punto panoramico tra gli scogli a pochi metri dalle onde.
Riprendiamo la marcia per ricongiungerci al Sentiero Verde Azzurro e puntare decisamente in direzione di Framura. Attraversiamo ancora un bel bosco di lecci, scendiamo fino in fondo a un valloncello solcato da un rigagnolo e risaliamo nuovamente a mezzacosta sul fianco ripido della montagna, ritrovandoci su un tratto di sentiero abbastanza esposto. Ci fermiamo presso un terrazzo naturale di roccia a picco sul mare con ampia vista sulla costa. Qui facciamo merenda con la focaccia dolce gentilmente offerta da Sergio.
Dopo aver fatto le foto ricordo, ci rimettiamo in cammino per l’ultimo tratto del sentiero che ben presto finisce sulla strada asfaltata a servizio di una zona residenziale nei pressi di Framura, di cui scorgiamo il porticciolo sotto di noi. Intanto arriva anche qualche goccia leggera di pioggia che lascia però spazio al sole, ormai basso tra le nuvole.
Prima di tornare indietro verso Levanto ci avviamo verso l’ultima meta prevista, la vera sorpresa della giornata, ovvero Portopidocchio, stretta insenatura tra le rocce con piccola spiaggia di pochi metri. Per raggiungerla iniziamo a scendere un lungo e articolato camminamento lastricato che termina nei pressi di una casa con una ripida scalinata.
Il mare intanto è diventato più mosso e per scendere gli ultimi gradini e raggiungerla spiaggia senza farsi bagnare dalla risacca, bisogna scegliere il tempo giusto per passare.
Rimaniamo qualche minuto a guardare le onde che irrompono nella caletta tra gli scogli illuminati dal sole che tramonta. Scattiamo un mucchio di foto.
Si deve ripartire. A pochi metri dalla spiaggia risaliamo il passaggio che conduce alla vicina pista ciclabile ricavata sul vecchio tracciato della ferrovia tra Levanto e Framura. Entriamo in una prima lunga galleria che ci porta a Bonassola. Ogni tanto c’è qualche apertura che si affaccia sul mare per le ultime foto della giornata. Attraversiamo velocemente il lungomare di Bonassola e imbocchiamo l’ultima galleria che ci riporta al punto di partenza del mattino. Arriviamo a Levanto che è ormai buio. Dopo un caffè e il rifornimento di focaccia, andiamo alla stazione per prendere il treno per Genova. A Brignole riusciamo a prendere la coincidenza per Torino al volo

Roberto Merlo
Foto di Maurizio Bortott e Sergio Chiappino

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