SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

Monte Lera 1370 m

Val Casternone

30 aprile 2017 
Givoletto

Anche in un momento di universale incertezza si possono cogliere degli aspetti positivi. Questo sentimento mi prende allorché al raduno di partenza al Maffei alle ore 7 scopro che tra gli iscritti alla gita c’è una new entry giovane finlandese di nome Anni, introdotta a sua volta dal giovane Alfredo, che dopo avere frequentato le gite con le ciaspole sta ora prendendo confidenza anche con le escursionistiche. Un segnale di speranza per il futuro della sottosezione e della sua internazionalizzazione....
Bando ai sentimentalismi, si parte e alle 8 siamo a Givoletto dove incontriamo i capi gita Mario e Maria Luisa; riusciamo pure a prenderci un caffè e poco dopo a metterci in marcia. Siamo in 17, un buon numero anche se un po’ sgarrato, ma con la mascotte quadrupede Bimba fa 18 e possiamo stare tranquilli.
Dal centro storico si comincia a salire con un pendio discretamente diritto, costeggiando una serie di piloni della via crucis che alla fine ci conducono ad un piccolo santuarietto dedicato a Maria Ausiliatrice, che corrisponde alla sommità del Monte Castello: in poco tempo abbiamo subito preso quota rispetto al punto di partenza e il morale generale ne risente positivamente.
Il tratto successivo, su terreno erboso, è comunque sempre diritto e fa un minimo di selezione nel gruppo. A tratti ho davanti Bimba che alterna momenti di svogliatezza a scatti improvvisi; si puntano tre tralicci dell’alta tensione e si immagina che da lì il sentiero vada a sinistra sulla dorsale ben visibile in direzione del Monte Lera che appare come un bel “capoccione”; alla sua sinistra tutta una serie di altri rilievi che percorreremo per discendere.
Oltre i tralicci siamo alla Punta Furnà a quota 1128 m e ci aspetta un tratto di respiro; abbiamo preso quasi 800 m di dislivello, ce ne siamo accorti.
Da questo punto pieghiamo effettivamente a sinistra e, seguendo la dorsale un tantino più “pedalabile” e più boscosa, raggiungiamo la piccola cappella della Madonna della Neve; siamo arrivati a m.1211 e alcuni di noi, che ne hanno a sufficienza, decidono di fermarsi e aspettarci al ritorno.
La maggioranza dei partecipanti decide comunque di proseguire, l’onore della vetta da conquistare si fa sentire; manca mezz’ora, a detta di Mario che non è di quelli che barano sui tempi. Da questo punto il sentiero è meno evidente, si cammina tra roccette e arbusti di noccioli che non consentono di andare troppo spediti: buona norma stare all’occhio prima di ogni passo. Ad ogni buon conto nei tempi previsti tocchiamo la cima, che non è altro che un mucchio di pietre sormontato da una piccola croce, con uno spazio ristretto dove dobbiamo fare a turno per scattare le foto di prammatica.
In poco meno di tre ore e mezzo effettive abbiamo superato un dislivello di 995 metri dalla partenza; come escursione di primavera non è male e, guarda caso, la ragazza finlandese senza allenamento (così dirà in seguito) ha guadagnato il podio!
Ci fermiamo in punta pochi minuti e discendiamo più agevolmente per ritornare alla cappella, dove ci aspettano gli altri compagni di escursione, per la meritata sosta pranzo.
Dopo l’una si riparte per compiere il percorso ad anello ipotizzato e ci avviamo su un sentiero che a tratti scende deciso, a tratti si sposta a mezza costa e ci porta su un colle dal quale, sulla destra, abbiamo la visione di tutto il comprensorio di Val della Torre; con una rapida risalita raggiungiamo il Monte Rosselli, dove iI panorama sarebbe molto bello, ma la giornata odierna è foschiosa verso la pianura. Continuando la discesa, arriviamo su un tratto erboso dove il Meneghello, che ne sa una più del diavolo, mi illustra che siamo su un punto dove decollano i parapendio. Si prosegue verso sinistra e dopo un altro bel tratto arriviamo ad un posto ristoro con tavolo da picnic e annessa tettoia: siamo al Monte Baron a quota m.818. Il capo gita ci annuncia che ne abbiamo ancora per circa un’oretta e in questo modo i neofiti geatini scoprono che presso di noi non esistono giammai gite da mezza giornata.
Da quest’ultima sosta il sentiero è ben tracciato e si infila in un valloncello, dove la vegetazione si infoltisce, molti i quercioli; con una serie di tornanti guadagniamo infine uno sterrato che dopo un po’ si trasforma in una strada asfaltata che ci riconduce al punto di partenza.
Alle 16, 30 siamo al bar per una salutare bevuta: ci siamo fatti sette ore e mezzo effettive di marcia per percorrere un bell’anfiteatro, con quasi 1.110 metri di dislivello complessivo in salita considerando i vari saliscendi. I partecipanti sono stanchi, ma soddisfatti perché la gita è stata impegnativa e rispondente ai canoni di una bella escursione.

Roberto Boselli

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