SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

Colombardo 1900 m

Valle di Susa

14 maggio 2017 
Pratobotrile 1012 m

Domenica 14 maggio, il cielo alle sei e mezzo di mattina è chiaro e l’aria è calda. Alle 6 e 45 è previsto il ritrovo mattutino della GEAT, come sempre all’ex Maffei. Questa volta sul presto perché verso le 16:00 è annunciata pioggia.
Direzione colle del Colombardo nella bassa val di Susa: pascolo estivo e luogo di margari come dimostrano i molti edifici che incontriamo lungo il percorso.
Usciti dall’autostrada ad Avigliana, ci dirigiamo in un parcheggio dove troviamo gli ultimi partecipanti alla gita: 13 in tutto, più il giovane canetto Semola.
Nella piazza del municipio di Condove facciamo colazione: caffe e cornetto, tappa obbligata di tutte le gite CAI. Da qui proseguiamo verso Lajetto, dove lasciamo le macchine.
Il cielo, seppur ancora chiaro, comincia a velarsi, ma la temperatura resta alta.
Siamo a 1012 metri sopra il livello del mare.
L’inizio del percorso passa attraverso un paesino di case in pietra viva, dove nella aria è si diffonde l’odore di mucca: la cacca che troviamo lungo la strada non dà adito a dubbi. È il segale di una gita che fin da subito si snoda in un paesaggio segnato da tracce di animali e dal lavoro dell’uomo. Un paesaggio antropico che di naturale mostra solo il rigoglio della primavera; per il resto è costruito, lavorato…ma non è forse questa una delle ragioni che lo rendono così attraente?
Proseguiamo attraverso un secondo agglomerato di case, forse abbandonate o una semplice rimessa per attrezzi, dove però non mancano i segnali delle lotte e delle rivendicazioni dei valligiani: la bandiera noTav sventola nel cielo. Da qui inizia una rapida salita attraverso castagni e faggi. La primavera si fa sentire in modo evidente nello scroscio dei fiumi, particolarmente abbondante a causa dello scioglimento delle nevi d’alta quota. In breve i castagni scompaiono e vengono sostituiti dalle betulle, ai cui piedi cresce un tappeto di piante di mirtillo. Il rododendro è l’altro cespuglio che arricchisce la diversità del paesaggio, sfortunatamente non ancora fiorito.
Dopo all’incirca un’ora proseguiamo su un sentiero quasi pianeggiante e ben segato dalle indicazioni del CAI. Ci accorgiamo di essere tallonati da due asini, accompagnati da tre pastori e quattro o cinque cani, probabilmente diretti in una delle molte case in quota. Sono coloro che si occupano della manutenzione dei boschi e dei sentieri, nonché della montagna in generale. Incontriamo infatti le tracce di due frane, che avrebbero complicato la nostra passeggiata se i sentieri sui cui si sono abbattute non fossero stati risistemati prontamente da questi lavoratori della montagna.
Usciamo dal bosco e ci troviamo davanti un grande pianoro dove sole, ruscelli e l’erba di verde vivo fanno brillare il paesaggio. Anche qui le tracce umane sono frequenti: muretti di pietra, case abbandonate e la presenza di alberi di noce, che un tempo offrivano una riserva preziosa d’olio e per questo venivano sempre piantati nei pressi delle abitazioni; quando ancora la montagna era abitata!
Proseguiamo salendo tra fiumi e prati verdi; su verso la cima. Le antiche case abbandonate si fanno numerose, tra queste ce ne sono alcune ancora utilizzate, sono destinate ad accogliere i pastori che a questa altezza producono formaggio: sono l’erba buona e l’aria di montagna a rendere il prodotto di qualità!
Siamo indicativamente a 1500 metri e il percorso è costeggiato dalla fioritura delle genzianelle.
Quasi in vetta troviamo un’ampia strada che seguiamo fino al Santuario alpino della Madonna degli Angeli, la nostra meta.
Compare la neve, residuo del maltempo di qualche settimana prima.
Finalmente arrivando alla cima vediamo il Santuario, un edificio ben curato, in cui purtroppo non possiamo entrare. Sono le 12 e 30. In ogni caso, forse, più della chiesa ci interessa il pranzo e ci buttiamo sui prati con i nostri panini. Gnam!
Simo a 1888 metri circa e il cielo inizia a coprirsi con nuvole gonfie, indizio di pioggia imminente.
Un pranzo al volo e si ritorna a camminare. Cominciamo la nostra discesa. Il vento, che sulla cima ci raffredda, man mano che proseguiamo si attenua. Il cielo è chiuso e scuro, si prevede una doccia fuori programma. Il sentiero che imbocchiamo per il ritorno è diverso, più naturale, più verde, meno curato. Le forti piogge invernali hanno buttato giù parecchi alberi che ostacolano il nostro cammino con la loro sradicata bellezza. Tappeti di narcisi circondano i nostri piedi e invadono i nostri nasi vogliosi di quegli odori che solo dentro un bosco ti sembrano così veri.
La strada è lunga, sul sentiero ci accompagnano piante di fragole di bosco e vecchi ricci di castagne della stagione autunnale...con il passare del tempo la natura così pura svanisce il percorso ora è battuto e si intravede quel paesino che ci aveva accolto. Ancora asciutti vediamo le macchine, un caffè, una chiacchierata e si torna a casa, alla città.

Martina Anni Alfredo
Foto di Maurizio Bortott

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