SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

Pic Blanc du Galibier 2955 m

Guisane - Hautes Alpes

12 marzo 2017 
Col du Lautaret

Con l'ipocrisia che mi caratterizza ho accettato con riluttanza di raccontare questa gita. Sotto, sotto, però, mi ha fatto piacere che l'invito sia arrivato dall'appartenente a una generazione così lontana dalla mia e che ormai ha imparato anche a scrivere delle relazioni degne di questo nome come ho potuto constatare dopo gli enormi sforzi compiuti per capire il funzionamento del nostro nuovo sito. E poi, come rifiutarsi a raccontare una storia che è finita così bene?
A seconda del meteo consultato, ognuno ha la sua opinione personale sulle previsioni della giornata, quando alle 6 (“era proprio necessario?!” non lo dico, ma lo penso) ci troviamo al Maffei (un legame col passato purtroppo duro a morire) in ben 13 persone. Se aggiungiamo gli altri 5, che si sono portati avanti col lavoro, che ci aspettano già alla partenza facciamo fatica a ricordare un'ultima “skialp” così affollata. E persino con facce non segnate dal trascorrere del tempo, sprizzanti un sano entusiasmo e non permeate di cupo pessimismo (come me). Mi viene da sperare che forse la Geat, sia come l'araba fenice...e che qualcosa, o qualcuno voglia veramente ridare slancio alla nostra beneamata società.
Questa volta però il mio pessimismo ha solide basi: un incombente fronte scuro e minaccioso arriva da ovest e comincia a velare un sole che avrebbe dovuto favorire la nostra discesa su un terreno lavorato dalle tracce, attualmente dure e gelate, di quelli che hanno avuto la fortuna di scendere i giorni scorsi. Peccato. Nel grande canale che si affronta lungo il primo terzo del percorso, comincio a lasciarmi dietro una scia di ricordi fatti invece di discese entusiasmanti ma soprattutto di personaggi, ormai solo più nella mia memoria, con cui avevo condiviso questo fantastico percorso: uno in particolare mi torna alla memoria, il grande Giorgio Viano: proprio qui mi divertivo, prima a “seminare” tutta la colonna che lui con fatica ma autorevolmente capeggiava, poi fermandomi al colle ad aspettarli con un malcelato ghigno e con una sigaretta in bocca. Adesso tutto il “torrone” che gli avevo fatto mangiare salendo proprio questo canale, lo sto mangiando io, nel tentativo disperato di tallonare suo nipote. Altro che sigaretta al colle, adesso mi aspetta il lungo diagonale che con questa neve un po' dura ed una visibilità sempre più scarsa ci porterà al colletto sotto il tratto finale troppo ripido per i miei gusti, dove sono ben deciso a fermarmi: dovrei mettermi i coltelli e poi farmi aiutare a rimettere gli sci da Andrea che oggi è interessato a tutt'altra persona. Ma è possibile che io sia sceso così in basso?
Davanti a me adesso, però, c'è una graziosa figura femminile che prima mi aveva superato con agilità ma adesso pare abbia bisogno di aiuto: è naturale che questo riesca ancora a stuzzicare il mio orgoglio. Miracolosamente, ma soprattutto grazie ai lunghi allenamenti in garage, riesco a calzare sci e coltelli al primo colpo e, anche se c'è già Davide che si è accorto delle difficoltà della pulzella, decido di intervenire anch'io. Davide per fortuna sceglie il percorso più difficile, così il mio aiuto diventa fondamentale in un traverso che dovrebbe portarci quasi in punta, proprio sulla cresta che poi diviene più facile. Ma per l'elemento femminile che ci accompagna il traverso appena terminato è stata una prova troppo emozionante: meglio rifarlo nell'altro senso piuttosto che affrontare l'ignoto che ci aspetta dall'altra parte della punta, da dove la discesa è una incognita. Davide si sacrifica per riaccompagnarla indietro e tocca a me superare gli ultimi metri assieme a un incauto neofita che ci ha seguito. In punta, come al solito, anche questa volta arrivo fra gli ultimi, quando invece avevo creduto in una performance degna dei miei anni migliori.
La punta è ancora come me la ricordavo, e mi sembra di ritrovare lì, più pimpanti che mai i gli amici che mi hanno accompagnato nei miei ricordi per tutta la salita di oggi. Anzi, come al solito, non vedono l'ora di affrontare una discesa che si preannuncia piena di rocambolesche soddisfazioni nonostante le mie precedenti fosche previsioni: le nuvole si sono miracolosamente squarciate e il sole, più in basso, sta finalmente facendo il suo bel lavoro sulla neve e ci regala una spettacolare visione della regina degli Ecrins: la Barre, coi suoi due cugini, Meije e Gaspard, e parenti vari Anche allora, come oggi, nella frenesia della partenza c'era qualcuno che dimenticava il sacco in punta. Ma perché guardo sempre indietro verso il passato? Ci sono già stato....come qui, sulla vetta del Pic Blanc du Galibier.

Alberto Marchionni
Foto di Andrea Piana, Davide Forni e Flavio Coffano

Galleria foto