SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

L'Arpelin 2604 m

Briançonnais

29 gennaio 2017 
Le Laus (Cervières)

Ci tenevamo a fare il Bic Cassin, come era previsto sul nostro calendario, ma la neve in Val Maira non ci ha aiutato. Allora, Francia, valle dell'Isoard, L'Arpelin! Le sei e trenta ai Vigili del Fuoco, l'incubo di chiunque si alzi tutte le mattine per lavorare, magari lontano! Ma che dire, alla fine non si può spiegare logicamente la passione che abbiamo. In queste mattine di inverno la città è vuota. Un bus si ferma vedendo il nostro gruppetto attorno alle auto, il guidatore scende cercando il suo gruppo. «Siete della valanga azzurra ?» «No, sinceramente, sciamo... insomma ce la caviamo, ma della valanga azzurra non direi..». Autogrill, facce note con una giacca a vento, l'aria da skialp e una tazzina in mano. Saluti a chi va su una montagna diversa dalla nostra.
Partiamo da Le Laus, meno 5 gradi, verso le 9.30. Il sole ci raggiunge già alla partenza, e subito ci fa stare bene. Il gruppo di dieci torinesi e un ligure (grazie per la visita Flavio..!) dopo la stradina devia a Nord su per il bosco dal lato sinistro (orografico) lasciando per poco i raggi del sole. Passiamo sotto al pendio Nord Est dell'Arpelin, che termina nel Bois des Oules; tracce di discesa, e di qualche distacco in alto. Il sole ricompare poco dopo nel vallone che si apre con poca pendenza e che poi, in direzione Ovest sale verso il Col Perdu. Lo sguardo passa per la Turge de la Suffie, il Pic De Rochebrune, il Col De Portes, il Pic Ouest de Cote Belle, e poco dopo si vede la nostra cima. Vedo che la neve fresca caduta non è abbastanza per coprire la lavorazione di molte discese. Ero qui una settimana fa sul Col de Portes, e lo stato superiore della neve fresca era di due spanne, bellissima, appoggiata su uno strato duro, sottile e portante, che nascondeva uno spesso strato incoerente ancora più in basso. Ora quella stessa neve si è indurita in superficie, e sopra di essa pochi centimetri non bastano a fare la stessa magia. Il gruppo si sgrana un po' al colle, qualcuno mette i coltelli, più per comodità che per necessità. Circa 30 minuti e siamo tutti sulla cima, da cui osserviamo altri tracciare dritti a Sud, sotto la cresta che porta al Pic Ouest de Cote Belle, proprio di fronte a noi. Si, il motivo c'è. Li è rimasta della farina. Sarà sicura?
Si scende al colle a fare merenda. Poi via, zone di poca farina su neve dura che si alternano a neve già lavorata. Ci divertiamo qui, e poi anche nel bosco a scegliere quale albero evitare, quale cunetta aggirare. All'albergo L'Arpelin, i francesi ci servono le loro «pression» un po' acquose (ma sarà panaché?), ma il fuoco acceso è buono, e anche la compagnia.

Andrea Piana

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