SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

I calanchi di Montechiaro

6 novembre 2016 
Montechiaro Alta

Questa gita, conosciuta anche come Anello di Montechiaro, si sviluppa intorno all’abitato di Montechiaro d’Acqui, nell’Alto Monferrato acquese, in quella splendida porzione della provincia di Alessandria che si incunea tra l’Alta Langa e le prime falde dell’Appennino ligure, lungo le valli dell’Erro e della Bormida di Spigno. È una regione di alte colline che a tratti rivelano un’asprezza quasi montana e i cui versanti sono spesso interessati da diffusi fenomeni di erosione che nel tempo hanno dato origine alle aree calanchive. Ancora alla vigilia non ero molto convinto della scelta di questa gita, nonostante me l’avessero lasciata mettere in programma. Si tratta di un anello lungo per questo periodo dell’anno, in cui le ore di luce iniziano a scarseggiare. Nella versione integrale supera i trenta chilometri di sviluppo, con più di mille metri di dislivello articolato in un continuo sali e scendi, con rampe toste che, quando pensi di aver lasciato alle spalle il più della fatica, sono li pronte ad aspettarti per stroncarti. Inoltre, pensavo che forse non sarebbe piaciuta questa zona già abbastanza lontana da Torino e in un contesto ambientale diverso da quello solito della montagna vera e propria. Ma in questi ultimi anni il l’Anello di Montechiaro, così come il Giro delle Cinque Torri nella contigua Langa di Roccaverano, grazie anche agli sforzi delle associazioni e delle sezioni locali del CAI, è diventato una meta classica dell’escursionismo regionale. I periodi ideali per questo giro sono la primavera tra aprile e maggio, quando fioriscono le ginestre e le orchidee selvatiche e l’autunno tra ottobre e novembre. L’unico inconveniente in questo periodo sono le piogge che possono rendere impraticabile il percorso a causa del terreno argilloso dei calanchi e dei numerosi guadi che si incontrano negli avvallamenti. Con Sergio facciamo una ricognizione la settimana prima per provare una variante studiata sulla cartina qualche sera prima in sede, per tagliare i tratti meno interessanti e adattare il percorso alle ore di luce disponibili, tenendo conto anche della grossa frana che ha interrotto una delle strade principali che normalmente garantisce il facile rientro alle macchine in caso di mancanza di tempo. Così adattato, l’itinerario sembra funzionare. Possiamo proporlo al gruppo. Il fine settimana si preannuncia non bello. Una perturbazione sta sopraggiungendo. Nonostante le previsioni siano molto incerte, non dovrebbe piovere molto sulla nostra regione e domenica il maltempo dovrebbe lentamente spostarsi. Di fatti Sabato piove un po’ durante la giornata, ma dalla lettura dei bollettini non sembra che ci siano grossi problemi. Quindi, fiduciosi, la domenica ci ritroviamo in sei partecipanti poco prima delle otto nella frazione Montechiaro Piana. Di qui saliamo verso il paese alto. Montechiaro è un paese che nel tempo si è sviluppato nella valle lungo la strada principale. La parte alta è un piccolo borgo pittoresco rimasto conservato nelle sue caratteristiche primitive. Arrivati nella piazzetta e parcheggiate le macchine iniziamo la marcia tra le case in pietra, molte delle quali con pregevoli particolari architettonici. Usciamo dall’abitato scendendo una ripida scarpata e raggiungiamo la strada asfaltata, da cui deviamo per imboccare una strada sterrata tra i campi e qualche casa colonica. Dopo un po’ la strada diventa un sentiero che si incassa in un valloncello, per poi risalire lungo una dorsale dove compaiono i primi calanchi. La giornata è nuvolosa ma avvolta in una riposante atmosfera grigia autunnale, ravvivata dai dei bei colori degli alberi, tra cui spiccano il giallo oro dei pioppi e il rosso dei ciliegi. A tratti la coltre di nuvole sembra assottigliarsi, a tratti sembra non prometter nulla di buono. Ma poco per volta sembra farsi strada il bel tempo. Dobbiamo aspettare la metà della giornata per vedere un accenno di sole. Scendiamo nuovamente in una valletta dove imbocchiamo una strada sterrata che ci porta ad attraversare tutta una serie di guadi formati dal Rio Torbo. Fortunatamente, come speravamo, non ci sono problemi di acqua. Incontriamo soltanto qualche tratto fangoso, ma nulla di più. Attraversata un’ultima zona boscosa ci immettiamo sulla strada asfaltata che porta alla Frazione Turpino di Spigno Monferrato, da dove prendiamo la deviazione per la Chiesa della Madonna della Visitazione, chiesetta posta su un cucuzzolo sospeso in mezzo ai calanchi. Qui ci fermiamo per il pranzo. Ripresa la marcia, percorriamo un pezzo di asfalto che scende nella valle in direzione di Malvicino per andare a imboccare il sentiero che, risalendo un lungo crinale di colline, si inoltra nella tipica vegetazione della zona, tra di boschi bassi di roverella e cespugli di ginestra. Arrivati a Punta Marelli, forse il punto più panoramico di tutto il giro, ci fermiamo per osservare bene la conformazione dei calanchi, fatta dall’alternanza di piccole valli e di creste incise nell’argilla grigio-azzurra, contornate da pareti più ripide, solcate da colatoi. Di qui, dopo aver percorso ancora un buon tratto di dorsale sulle morbide argille, iniziamo a scendere in una stretta valle, sempre in mezzo ai bei boschetti di querce. Il terreno inizia a cambiare e a farsi più ciottoloso. Affioramenti di conglomerati prendono progressivamente il posto delle argille. Nel centro della valle dobbiamo ancora attraversare qualche rigagnolo, ma di acqua non ce n’è molta. Nel frattempo, ormai nel pomeriggio inoltrato, il tempo si è rasserenato e c’è il sole. Risaliamo quindi la collina per poi ridiscendere e risalire ancora una volta verso il paese. Arriviamo che è il tramonto. I partecipanti mi sembrano soddisfatti anche se il giro è stato lungo. Dopo una breve sosta per un caffè ci salutiamo e ripartiamo verso casa.

Roberto Merlo
Foto di Sergio Chiappino

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