SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

Modica e dintorni

Sicilia

5-11 dicembre 2016 

Un’esperienza sicuramente particolare è quella che ha vissuto il nostro gruppo dal 5 all’11 dicembre 2016 nella Sicilia Orientale. Un viaggio che ha percorso sentieri diversi, naturalistici, artistici culturali e… gastronomici, questi ultimi non meno impegnativi e difficoltosi degli altri.
Accolti all’aeroporto di Catania dagli impareggiabili amici di Naturaliter ci immergiamo ben presto nel mondo affascinante della Sicilia: i mandorli, i carrubi, i fichi d’India e gli agrumeti ci accompagnano lungo il percorso e i muretti a secco, costruiti con maestria da secoli, ci indicano la strada. Prima d’arrivare a Modica ci fermiamo a visitare un antico mulino, a Cavallo d’Ispica, realizzato secondo un sistema di origine araba a ruota orizzontale, in grado di sfruttare piccoli salti d’acqua. Giunti a Modica ci sistemiamo presso il bed & breakfast Tetti di Siciliando, posto a metà di uno dei colli sui quali si stende e si inerpica la città, in posizione magnifica; non sarà solo il luogo dove dimoreremo per una settimana ma un rifugio dove sentirsi accolti e a proprio agio, come a casa, per merito sicuramente delle due simpatiche proprietarie che ci saranno anche maestre di cucina. Visitiamo Modica e cominciamo a fare conoscenza con la cucina locale in particolare con le scacce, gustose focacce (ci dicono di non confonderle con quelle ragusane) ripiene di ricotta e salsiccia o di melanzane e altre verdure, che accompagnamo con birra siciliana. Così rinfrancati possiamo visitare la città accompagnati da una guida molto particolare, una giovane signora con chiare ascendenze normanne che recita ispirata poesie di Salvatore Quasimodo e racconta le vicende della “mia città”, come sottolinea più volte, instaurando in noi quella sensazione di appartenenza che nel corso dei giorni ci ha reso Modica familiare. Il barocco siciliano si manifesta così nei suoi aspetti scenografici, sottolineati dal colore delle pietre calcaree delle chiese, da San Giorgio a San Pietro, fieri rivali nel contendersi la palma di edificio religioso più importante, dalle ampie scalinate di accesso alle chiese stesse, dalle decorazioni delle facciate.
Il giorno successivo, giornata piovosa, partiamo alla volta della cava di Ispica, una vallata fluviale che si sviluppa per ben tredici chilometri, come un lungo canyon coperto di vegetazione e cosparso di tombe rupestri trasformate spesso in abitazioni troglodite. Camminiamo sotto la pioggia e impariamo a riconoscere alcune piante, ad esempio l’euphorbia arborescens, da evitare assolutamente perché emette un latte urticante, e l’acanto, le cui foglie ornano i capitelli corinzi. Visitiamo un complesso di abitazioni scavate nella roccia addirittura su più piani e pranziamo nel rifugio Kalura, il più a sud in Italia ci viene detto, e, dopo esserci imbattuti in un gruppo di cavalli che vivono liberi nella Cava, terminiamo l’escursione sempre sotto la pioggia. Nel tardo pomeriggio ci cimentiamo nella prima lezione di cucina: impastiamo, lavoriamo di matterello e prepariamo cavatelli (un tipo di pasta), che ci verranno serviti con un ragù di carne di maiale, e ravioli ripieni di ricotta, maggiorana e pepe nero (ne sperimentiamo anche alcuni con aggiunta di zucchero). Non so se per sincerità di giudizio o buon cuore ci vengono fatti i complimenti dalle due maestre, comunque la cena è ottima.
Mercoledì siamo a Scicli, che osserviamo dal colle dove sorge la chiesa abbandonata di San Matteo; nella città dove si trova il “Commissariato” di Montalbano ci immergiamo ancora nelle architetture barocche, come il palazzo Beneventano che ci presenta i suoi mascheroni, in cui sono sottolineati in modo caricaturale difetti fisici, e nelle tradizioni locali interessanti e particolari. Ci sorprende la statua in legno e cartapesta della Madonna delle Milizie, che viene portata in processione sul bianco cavallo sul quale è raffigurata e che sarebbe apparsa nel corso di una battaglia contro i Saraceni. Interessante è poi la festa che si svolge il giorno di San Giuseppe in cui passa per le vie della città un cavallo bardato e ricoperto di un manto di violaciocche, ma soprattutto unica nel suo genere è la festa del Gioia o dell’Uomo vivo, cioè il Cristo risorto nel corso della quale, a Pasqua, una statua lignea di Gesù viene portata per le vie di Scicli dai giovani e lanciata ripetutamente per aria (per apprezzare l’atmosfera di questa manifestazione abbiamo ascoltato più volte una bella canzone di Vinicio Capossela intitolata appunto “l’Uomo Vivo”). Lasciata Scicli abbiamo poi raggiunto l’azienda Gli Aromi dove il titolare ci ha descritto e mostrato il suo “folle” progetto, ben riuscito a quanto pare, di realizzare un luogo dove coltivare erbe aromatiche provenienti da tutto il mondo e farne un centro per organizzare eventi e diffondere la cultura delle piante attraverso la loro scoperta tattile e odorosa.
Il giorno successivo visitiamo la Riserva Naturale di Vendicari, sferzati da un vento tagliente che ci accompagna per tutta la lunga camminata in riva al mare. Osserviamo cormorani, germani, cicogne e fenicotteri e impariamo che la ferula è una pianta tossica con cui Prometeo portò il fuoco agli uomini e che viene utilizzata per realizzare leggerissimi sgabelli. Visitiamo nella riserva i resti di una tonnara ormai in disuso e, prima di tornare a Modica, facciamo una breve tappa a Marzamemi, pittoresco borgo di pescatori. A cena gustiamo con piacere gli arancini da noi stessi preparati.
Venerdì ci rechiamo a Palazzolo Acreide di cui apprezziamo la bellezza anche fra le nebbie di una giornata uggiosa; soprattutto ci colpiscono i resti di Akras, colonia di Siracusa, il teatro greco e le catacombe. Visitiamo infine la casa museo di Antonino Uccello, antropologo e poeta che raccolse un gran numero di oggetti testimoni degli usi, dei costumi e della cultura del popolo siciliano. Nel tardo pomeriggio, ospiti di un laboratorio equo-solidale impariamo a preparare il famoso cioccolato di Modica: l’esperienza dei giorni passati ci rende ormai sufficientemente abili e disinvolti anche nel maneggiare la preziosa materia che lo compone.
Le due giornate conclusive sono dedicate a due autentici gioielli del barocco siciliano, Noto e Ragusa Ibla, le cui chiese, le imponenti scalinate, i palazzi e i balconi riccamente addobbati ci appaiono finalmente illuminati dalla luce del sole che ne esalta le sfumature dei colori e la ricchezza degli elementi ornamentali. Il ritorno del bel tempo ci permette anche di consumare all’aperto un invitante spuntino e degustare ottimi vini presso la tenuta, appunto, Buonivini di Noto, un’occasione per brindare alla nostra vacanza.
Domenica lasciamo a malincuore Modica che ci saluta con le vie piene di gente e le musiche che accompagnano ChocoModica, rassegna enogastronomica in cui il cioccolato la fa da padrone anche come materia prima per la realizzazione di sculture.
Un dolce arrivederci.

Alberto Buracco
Foto di Domenica Leotta

Galleria foto