SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

Tete de l'Autaret 3015 m

Valle di Bellino

29 settembre 2019 
Sant'Anna di Bellino 1882 m

La giornata del 29 settembre 2019 prevedeva una uscita congiunta tra le sottosezioni Giovanile e Geat con destinazione Tete de l’Autaret, punta di m.3015 situata tra la testa della valle Varaita-Bellino e la francese vallée de l’Ubaye.
Alle 6 del mattino, all’appuntamento davanti alla palazzina di Mirafiori, si scopre subito la schiacciante preponderanza di partecipanti del Giovanile (24) a fronte di 6 geatini; va detto che molti di questi ultimi erano freschi reduci da un trekking in Grecia e questo spiega in parte la ridotta partecipazione.
Tant’è, rotta verso Sant’Anna di Bellino dove i geatini si prendono la platonica rivincita di arrivare con congruo anticipo: in effetti una pausa caffè prima della salita ha un impatto ben diverso su 6 rispetto a 24.
Ad ogni buon conto alle 8,40 l’imponente gruppone si mette in marcia, dapprima su uno sterrato, per proseguire su un ampio pascolo denominato il Pian Ceiol. Da qui si punta verso il Vallone dell’Autaret sbarrato, è al caso di dirlo, da una gola denominata le Barricate, al cui interno, superato un ponticello il sentiero comincia a salire con serpentine regolari che consentono di guadagnare in breve un bel po’ di quota.
Dopo un’ora e un quarto di cammino, Mariuccia, la CapoGita del Giovanile, concede la prima sosta; siamo a mezza costa dentro al vallone e in vista delle grange sparse sulla montagna, casolari abbandonati un tempo ricovero di pastori.
Dopo un’altra ora di cammino, in cui il vallone a precipizio ha lasciato il posto a declivi prativi che si risalgono con un sentiero ad ampi semicerchi, arriva la seconda sosta prima dell‘attacco finale, in corrispondenza del bivio per il colle di Bellino.
Passa in testa al gruppo Paolo Meneghello che ci conduce sulla destra rispetto al nostro punto di osservazione del Colle dell’Autaret, con l’intento di evitare la via attraverso il Colle medesimo, in quanto ritenuta decisamente più complicata per la presenza di un paio di passaggi su roccia di II.
Si supera così una serie di verdi panettoni sino a quando il terreno diventa decisamente più ripido e senza più alcuna traccia di sentiero. Il rilevante numero di noi avventurosi potrebbe dare l’immagine di un branco di camosci: peccato che il nostro passo non sia neppure lontanamente paragonabile a quello degli splendidi quadrupedi. Ognuno cerca di salire come può, chi inerpicandosi per la massima pendenza, che cercando di creare dei tornanti più o meno larghi per rendere l’ascesa meno faticosa. I giovani avanzano più spediti dietro al conducator, altri come me cercano di mantenere un dignitoso passo vietandosi mentalmente anche un solo attimo di sosta che sarebbe fatale in questo ultimo sforzo. Vado su con lo sguardo rigorosamente a terra, sino a quando con la coda dell’occhio non intravedo vicina la cresta e capisco che ormai è fatta: ancora pochi passi su sfasciumi e sono in coda due metri sotto la stretta punta, dove i primi arrivati hanno già scattato le fotografie di rito e si accingono a lasciare spazio ai sopraggiunti successivi.
E’ il tocco (13), siamo arrivati su in 4 ore e 20 minuti soste comprese, per un dislivello di poco inferiore ai 1200 metri; possiamo essere soddisfatti e apprezzare anche il fatto che siamo arrivati tutti in cima e belli compatti.
Dopo il rituale relax per assaporare il momento lieto e riprendere le forze, è tempo di ripartire, anche per cercare un posto meno scosceso dove goderci il meritato spuntino.
Quale Vice CapoGita Geat mi muovo per primo con circospezione, perdendo quota sotto la cresta e badando di tastare bene il terreno tre le roccette e lo sfasciume, considerato anche ilpunto decisamente ripido; dopo un po’ sono sull’erba,continuo a scendere con attenzione e finalmente, un poco più sotto, in corrispondenza di una piccola bastionata naturale posso fermarmi e con me si distende tutto il gruppo per il picnic di rito. Dopo la conquista di una punta, questo è il momento più bello, che si presta a commenti, scambi di battute in allegria e reciproci assaggi di prelibatezze campestri; tra l’altro adesso non si ha contezza di quanto sarà lunga la discesa. Verso le 14,15 ci muoviamo per il lungo viaggio di ritorno che si protrarrà per circa tre ore. La discesa, sino a quando non diventa insopportabile per il suo protrarsi, consente di meglio cogliere la bellezza dei luoghi che hai attraversato al mattino, come questo recondito vallone, sconosciuto ai più.
Dopo le 17 siamo finalmente alle macchine; il desiderio di una birra c’è tutto, ma, considerata la distanza per il ritorno, si preferisce avviarsi al rientro, non prima tuttavia di essersi scambiati l’impegno di porre in calendario una futura nuova gita condivisa.

Roberto Boselli
Foto di Renzo Panciera

Galleria foto