SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

Monte Giobert 2435 m

Valle Maira

10 febbraio 2019 
Preit di Canosio

In queste ultime stagioni il tempo è sempre più dispettoso e come ormai di consuetudine ci costringe ancora una volta a un cambio di programma e a rinviare a malincuore la bella gita all’Arp Vieille. Infatti, ancora una volta per il fine settimana è previsto un moderato peggioramento delle condizioni meteorologiche, con maggiore coinvolgimento del settore occidentale della Valle d’Aosta.

Pensando ad una possibile meta alternativa nel settore a sud, verso il cuneese, la scelta cade sul Monte Giobert, gita in calendario qualche settimana prima, ma cambiata all’ultimo momento per mancanza di neve.

Riusciamo a radunare a fatica un gruppetto di sette persone. Evidentemente la previsione del trasferimento abbastanza lungo, con inevitabile levataccia, rende la Valle Maira poco allettante.

La giornata, alla partenza a Torino, non sembra molto fredda e, arrivati in Valle Maira, il cielo è leggermente velato, ma le condizioni sembrano buone. L’unico problema è il vento previsto che per il momento, almeno nel fondovalle, non si è ancora scatenato.

Al parcheggio della frazione Preit di Canosio non ci sono molti escursionisti, anche se c’è già qualcuno che procede davanti a noi.

Ci mettiamo in marcia di buon ora e già all’inizio la neve non sembra una meraviglia. La prima parte della salita si presenta subito fortemente lavorata dal vento e rovinata dagli innumerevoli passaggi di sci e ciaspole che disorientano e rendono non sempre facile l’individuazione della traccia più comoda. Tuttavia, questa prima parte della gita procede abbastanza bene. Soltanto quando raggiungiamo la parte alta del percorso, ormai prossimi al colle che conduce al tratto finale verso la cima, il vento inizia a manifestarsi con improvvise folate che si fanno man mano sempre più impetuose e continue. In alto, lungo le rocce e i fianchi più esposti, si vedono grandi sbuffi di neve che viene trasportata, sollevata e pressata nei punti sottovento più riparati.

Riusciamo ad arrivare al colle, a pochi metri dalla cima e decidiamo di fermarci. Il vento è tanto forte da compromettere a tratti anche l’equilibrio. Non è particolarmente piacevole attardarsi in quelle condizioni. Ci affrettiamo quindi, non senza qualche difficoltà, a compiere i preparativi per la discesa, aiutandoci gli uni con gli altri al riparo dei pochi alberi presenti che forniscono l’unico debole ostacolo alla furia del vento. Fortunatamente la visibilità è buona e il tempo tutto sommato tiene.

Iniziamo a scendere mentre una nutrita comitiva di altri sciatori sta salendo verso il colle. La prima parte della discesa è buona, su pendio abbastanza liscio e regolare che permette di sciare discretamente, non fosse per le folate di vento. Il peggio arriva nella parte centrale, dove la neve si presenta molto variabile e imprevedibile. Tratti duri e crostosi, che mettono a dura prova le gambe, si alternano a tratti, soprattutto negli avvallamenti più raccolti, di neve più morbida che permette qualche curva in più. Oltretutto, il terreno è molto vario e articolato in un susseguirsi continuo di dossi, anche ripidi, solcati da ruscelli e da avvallamenti profondi. Bisogna fermarsi continuamente per studiare il percorso tra gli alberi e scovare i passaggi migliori, evitando ostacoli e salti improvvisi.

Usciti dal bosco, nei tratti aperti di prato maggiormente esposti al vento e al sole, troviamo una crosta continua solcata dalle profonde rotaie di chi ci ha preceduto. Soltanto gli ultimi duecento metri di discesa, nuovamente nel bosco, ci riservano neve più farinosa e scorrevole.

Raggiunto il ponticello attraversato all’andata, ci rimettiamo sulla strada asfaltata e raggiungiamo le macchine. Nel frattempo il tempo si è fatto più chiuso e comincia a cadere, come era previsto, qualche fiocco di neve.

Ci ristoriamo dalle fatiche con l’apertura di una bottiglia e poi ci trasferiamo nella locanda di Ponte Maira per uno spuntino prima di ripartire per la pianura.

Roberto Merlo
Foto di Luciano Alemanno

 

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