SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

Punta Razil 2385 m

Valle Po

13 gennaio 2019 
Ostana

Alle 7, davanti alla palazzina di Mirafiori ci contiamo: siamo per l’appunto in sette.
Via Pinerolo, Barge, Colletta, Paesana, ci portiamo al bivio per Ostana. Seguendo la segnaletica saliamo alle Meire Durandini, poste a circa 1620 m. Non vi è traccia di neve, per cui ci accomodiamo al primo dei due capaci piazzali senza difficoltà.

La strada asfaltata termina qui, ma la sterrata continua verso le meire superiori. Alle 8.55, senza ciaspole al seguito, ci incamminiamo, seguendo in parte la strada ed in parte le tracce libere che tagliano i tornanti. Prima in direzione nord e poi nord est, con alle spalle il Monviso, puntiamo verso la punta Salassa, senza toccarla però.

Giunti alla dorsale la seguiamo obbligatoriamente in direzione nord ovest, approdando ad un punto caratteristico costituito da un largo masso aggettante che ci ripara dal vento. Verso sud il Viso ci assiste durante la breve sosta, necessaria per mandar giù una tazza di té e per calzare i ramponi. Ormai i ramponcini vanno per la maggiore: facili da calzare, facili da togliere. Solo uno dei sette, facendo conto sulla pazienza degli altri sei, ha l’ardire di mettere ai piedi un paio di vecchi Grivel degli anni che furono. Ancora uno sguardo alla valle, che, priva di foschie, si disegna sotto di noi e nella quale scorre sinuoso verso est il fiume a tutti noto.

Siamo sui 2200 m e finalmente sotto i nostri piedi scricchiola una sostanza bianca chiamata neve. E’dura a sufficienza per sostenerci senza sprofondare, per cui camminiamo di buona lena verso la meta che ci appare a nord, dritta davanti a noi. Il vento si fa sentire, anche perché ci troviamo su una ampia dorsale spartiacque. Persa una decina di metri per la presenza di una larga sella, affrontiamo il facile pendio finale seguendo le tracce dei nostri predecessori.

Sono le 12.15 quando, superata l’ultima insellatura, posiamo i piedi sulla Punta Razil. Sempre stupefacente la vista sul Monviso a distanza ravvicinata, che troneggia indifferente accompagnato dai suoi satelliti. Facile, da questa angolazione, confondere la est con la normale, per la presenza del Viso Mozzo che da qui par fare corpo unico con il Viso. L’aria tersa, con qualche velatura in quota, consente una panoramica molto ampia, dalle Marittime al Monte Rosa.

La Punta di Ostanetta, separata da una selletta rocciosa e raggiungibile in breve, si trova dritta a nord, ad una quota di 2375 m. Dopo aver chiuso con le foto, volgiamo il timone verso sud, percorrendo le tracce di salita sino al nostro masso, presso il quale ci rifocilliamo riparati dal vento, baciati dal sole e ansiosi di ascoltare le ultime esilaranti avventure di Paolo: anche sua maestà, sempre così imperturbabile, ha sorriso al “ciack si giri”, frase pronunciata in occasione di una seduta rettoscopica cui il nostro è stato di recente sottoposto.

Chiusa la divertente parentesi teatrale, con rammarico perdiamo quota spostandoci verso sinistra, per poi riprendere il sentiero che conduce all’agriturismo. Nel frattempo un consistente numero di macchine e gitanti ha popolato il sito, creando qualche apprensione all’autista nell’affrontare la stretta strada in discesa, dove alcuni si ostinano ancora a salire nonostante l’ora tardo-pomeridiana.

Neve scarsa ma gratificante gita, non fosse per il Viso che sembra di toccare.

Renzo Panciera
Foto di Antonio Carretta

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