SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

Sentiero del barbaresco

Langhe

25 novembre 2018 
Neive 308 m

In questo scorcio di fine stagione escursionistica continuiamo l’esplorazione delle colline viticole piemontesi: dopo la passeggiata nel Roero, lo scorso week end, oggi eccoci nella Langa. Precisamente la Langa del Barbaresco, che è la parte più orientale del territorio langarolo, una piccola enclave di preziosi vigneti che si snoda dal Tanaro di Alba in direzione delle colline astigiane del Moscato. La nostra partenza oggi è il comune di Neive: sarà un percorso ad anello che ci porterà a toccare i comuni limitrofi di Neviglie e Mango. Al termine dell’escursione è prevista una sosta per la visita ad una cantina in paese, per conoscere i vini locali.

Il nostro percorso parte dalla Porta di San Rocco, con vista a balcone sulle colline di vigneti. Scendiamo a Borgonuovo e ci inoltriamo nella valletta del rio Osenco. In mezzo ai primi vigneti ecco una sorpresa: il monastero di S. Maria del Piano. Questo antichissimo monumento, datato anno 1000, ancora oggi fa bella mostra di sé tra i filari, nonostante rimangano in piedi solamente una piccola cappella, e la svettante torre campanaria romanica, in pietra di langa. Dopo le foto di rito lasciamo il monastero e pieghiamo a destra, in discesa verso il torrente: attraversando vigneti, noccioleti e boschetti. Costeggiando un rio, risaliamo la piccola valle, con radi segnali bianco/rossi. Si trova quindi l’indicazione del sentiero del “bricco San Michele”: lo seguiremo sino a Neviglie. Il susseguirsi di crinali e fondovalle ci portano sulla dorsale panoramica dei vigneti che ci conducono al Bricco. Tutto attorno le colline con i filari allineati, oramai nudi, con qualche sparuto grappolino di uva; lo spettacolo delle colline è a perdita d’occhio. Purtroppo la foschia e la nuvolaglia ci impediscono la visuale sullo sfondo delle Alpi innevate. Raggiungiamo la tranquilla Neviglie: una breve sosta al monumento dell’alpino, posto sopra un belvedere che guarda ad ovest, alle colline di Treiso, paesino che giace sul crinale opposto: tutti questi luoghi e borghi rammentano (agli appassionati lettori) i racconti di Fenoglio.

La camminata prosegue verso Mango: rasentiamo il Bricco della Macchia lungo la strada asfaltata, per evitare di infangarci pestando l’argilla tra le vigne. Ai limitari dei filari spiccano gli alberi di kaki con frutti color pastello arancione: perché non approfittarne? Alcuni di noi ne raccolgono, insudiciandosi con soddisfazione le mani per mangiarne. A Mango una breve sosta per un panino, un caffè al bar, in compagnia dei paesani usciti da messa. Qualcuno trova il tempo di visitare l’enoteca sita nel castello dei Marchesi di Busca e dedicata ai vini bianchi: qui siamo nella zona del moscato. Le colline di Mango infatti degradano verso la valle del Belbo, dove è nato l’Asti.

Alla ripartenza, si prosegue verso nord, attraversando l’antica porta. Si raggiunge la provinciale Neive-Mango, che abbandoniamo poco dopo per una sterrata che ci porta alla chiesetta della Madonna dei Luigi. Il crinale successivo, tra vigneti e qualche albero da frutta, ci conduce a borgata Micca. Pieghiamo a destra percorrendo in discesa, e con molta attenzione, una sterrata fangosa, fiancheggiante un vigneto. Il successivo bosco di querce e noccioleti ci porta all’umido fondovalle del rio Osenco, e quindi, in località Biestri, raggiungiamo un tratto del sentiero già percorso all’andata. Si attraversa il rio Tinella, poi Borgonovo, e si sale a Neive.

Dopo oltre 17 km di tragitto raggiungiamo le macchine e cerchiamo di renderci presentabili per la visita alla cantina Del Glicine. Attraversiamo quindi Neive a piedi. Il paese è molto antico: ne sono testimonianza il castello ed il suo centro storico, che conserva un impianto medievale fatto di stradine acciottolate che salgono verso la Torre dell'Orologio. Eleganti palazzi nobiliari (principalmente in cotto) si incontrano tra le case addossate le une alle altre, e testimoniano l’antica nobiltà del luogo. Alla cantina ci accoglie l’anziana padrona di casa, un po’ timorosa di dover accompagnare così tante persone. Ho scelto però questa cantina perché ritengo sia una delle più interessanti della zona; infatti i suoi locali sotterranei scavati nel tufo, 8 metri sotto la casa, racchiudono botti e barrique, e sono quelli originali di fine sedicesimo secolo. È probabilmente la più antica cantina ancora in funzione nelle Langhe (riconosciuta Patrimonio Unesco!)! Essa ha uno splendido soffitto a volte e pavimento in ciottoli del Tanaro. È un gioiello. Essa si estende sotto la casa e il giardino. La signora Adriana ci accompagna in cantina, ci spiega tutto quanto riguarda la produzione dei suoi vini, in particolare del Barbaresco. Poi ci conduce alla saletta di accoglienza dove ci offre una degustazione: Barbera, Barbaresco e Moscato accompagnati da formaggi, grissini e nocciole di Langa. Le sue parole esplicative, come si produce e come si degusta il vino, sono molto apprezzate da tutti i Geatini, e oltremodo istruttive. Le domande sono numerose, e non ci disdegnamo di acquistare alcune bottiglie da gustare coi parenti rimasti a casa.

Che dire di questa avventura: il meteo ci ha risparmiato la pioggia, ma ci ha purtroppo anche precluso il panorama. Personalmente spero che la “meditazione” in mezzo a vigneti e degustazioni abbia lasciato qualche traccia positiva e abbia fatto apprezzare un aspetto nuovo ai rudi scarponi della GEAT! Un ringraziamento speciale alla signora Adriana, che ci ha accolti, e abbiamo purtroppo saputo essere stata recentemente colpita dal lutto del marito, compagno di tutta la vita, a lei porgiamo ancora le più sentite condoglianze.

Maurizio Bortott
Foto di Maurizio Bortott e Marialuisa Cravero

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