SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

Monte Tenibres 3030 m

25-26 giugno 2016

Dopo il ritrovo a Torino, l’esiguo ma solidale manipolo dei partecipanti (n.4) alla gita sociale raggiunge Pietraporzio all’ora di pranzo. Si approfitta della semplice ma accogliente trattoria per assaggiare le specialità locali: agnolotti con ripieno verdura e formaggio, innaffiati con birra artigianale. Il nostro allegro vociare subito attira un avventore del posto col quale iniziamo a fraternizzare. Dopo il pusacafè e aver chiuso il conto, ci rechiamo al negozio per incontrare il gestore del rifugio Zanotti: la profumata saponeria Cuori e Caprioli. Preleviamo le chiavi e proseguiamo in auto fino all’ameno Pian della Regina (1469 m), dove riempiamo le borracce alla Fontana della Regina, e lasciamo l’auto. Si prosegue a piedi lungo una splendida strada militare degli anni trenta del secolo scorso, perfettamente conservatasi: i partecipanti sono costretti ad ascoltare alcune notizie e mie osservazioni in merito. Percorriamo il vallone del Rio del Piz, e presto abbiamo maniera di ammirare l’arditezza della strada: dove il vallone si stringe, nei pressi della cascata, quattro arditissimi tornanti ci fanno superare il balzo. Più oltre s’incomincia a intravvedere la testata della valle: compaiono la Punta Zanotti e la Rocca Rossa, che ci terranno compagnia per tutta la gita. Non si vede il Tenibres, incassato nel ramo SO della valle. Raggiungiamo l’ameno laghetto Laurasel, e poco dopo raggiungiamo una delle mete della nostra gita: “Lou Merze Gros”, ossia il Grande Larice. È il larice più antico delle Alpi Occidentali. Età 650 anni ma ben portati, 23m di altezza e 660 cm di circonferenza (scrive Tiziano Fratus), le sue radici traggono origine dai tempi delle Signorie e delle guerre tra papato e impero. È un’emozione incontrarlo, e ci soffermiamo un po’ a godere delle sue fronde (circa 2000 m). Raggiungiamo il Gias del Piz (2042 m) da dove si intravvede un’altra delle nostre mete: il Passo Sottano di Scolettas (2223 m). È fuori dalla strada per il rifugio Zanotti, per cui la meta è facoltativa. Antonio rinuncia saggiamente alla salita, causa problemi al ginocchio. In tre percorriamo i sei arditi tornanti, anche questi perfettamente conservati, uno dei quali è particolarissimo: la curva è stata ricavata con scavo completamente nella roccia. Al colle alcune casermette militari, una in ristrutturazione, e panorama sulla valle di Pontebernardo verso nord. Discesa verso il Gias e risalita al rifugio Zanotti, ben tenuto ed accogliente, e quasi al completo. La mattina seguente sveglia alle 6:00, e salita al lago Mongioie, lungo sentiero alternativo diretto, senza dover scendere al Gias del Piz per imboccare il sentiero ufficiale. Nei pressi del lago diventa ben visibile la nostra meta, proseguendo la cresta Zanotti, Roccia Rossa, e soprattutto si vede il colle del Tenibres, ancora ben innevato: bisognerà utilizzare i ramponi. Il sentiero passa alto alla destra orografica. Si tagliano alcuni nevai, ma la neve compatta e non ghiacciata permette di eseguire comodi scalini. Alla base del colle (2850 m), mentre si decide se proseguire lungo il pendio nevoso con ramponi, o tentare la via rocciosa verso destra con facile arrampicata, Paulin ci comunica che preferisce fermarsi, causa superaffaticamento, da troppe gite accumulate, e tenterà questo 3000 il prossimo autunno, con terreno più favorevole. Ci rassegniamo e proseguiamo in tre. Dopo una breve arrampicata, un tratto di nevaio, poi un’ulteriore arrampicata e si giunge al colle. Un passaggio atletico ci porta sull’ampio nevaio, e poi con i ramponi si giunge alla base della cresta finale. Arrampicata facile lungo i 90 m di cresta, ecco la vetta e foto con la croce (3030 m). Giornata galattica, panorama stratosferico. In compagnia solamente di francesi provenienti dal rifugio Rabuons. In discesa ci ritroviamo al colle con un dubbio amletico: disarrampicata su roccia o canale con ramponi? Simone scende in arrampicata, io e Antonio con ramponi, piccozza e scalini. Si torna allo Zanotti, e poi discesa lungo il vallone del Piz. Giornata indimenticabile, un grazie a tutti i partecipanti.


Maurizio Bortott
Foto di Maurizio Bortott e Antonio Carretta

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