SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

I 40 anni del rifugio Marco Pocchiola - Giuseppe Meneghello

La cronaca dei festeggiamenti

28-29 luglio 2018 
Lago di Valsoera

Nei giorni sabato 28 e domenica 29 del prossimo mese di luglio, sulle sponde del lago di Valsoera, nella Valle dell'Orco, si sono svolti i festeggiamenti per il quarantesimo anniversario della inaugurazione del rifugio Marco Pocchiola - Giuseppe Meneghello. È stata questa l’occasione per ricordare il perché di questo rifugio e riassumere per sommi capi la storia della sua costruzione.

Il 12 maggio 1974 nel corso di una gita sci alpinistica al Monte Colmet 3024 m, in Valle d'Aosta, i soci Geat Marco Pocchiola (figlio del reggente di allora, Eugenio) e Giuseppe Meneghello (fratello del nostro Paulin) perirono travolti da una slavina. Scriveva Eugenio Pocchiola sul Bollettino GEAT vent'anni dopo commemorandone la scomparsa: "Per degnamente ricordare i due cari estinti, il 22 settembre 1974 venne scoperta una lapide poco sotto la vetta del Monte Colmet, ove furono ritrovate le salme, e il 13 ottobre 1974, una seconda lapide venne scoperta nel Pilone Votivo del rifugio Geat Val Gravio. I soci inoltre presero ancora una volta (era già successo per i bivacchi Gino. Revelli nel '55, il Franco. Nebbia nel ‘58 ed il Flli Leonessa nel '62. n.d.r.) l'iniziativa di raccogliere fondi per erigere in loro memoria un bivacco fisso da porre in una località interessante e cara agli alpinisti torinesi ed ai geatini in particolare".

L'idea era quella di costruire un bivacco più grande dei precedenti, tale che potesse ospitare almeno una dozzina di persone. La località scelta fu l'alto vallone di Valsoera dove Marco Pocchiola e Giuseppe Meneghello, con Gianpiero Barbero, nell'agosto 1970, avevano effettuato la prima salita dello sperone di sinistra della Parete Ovest della Piccola Uja di Ciàrdoney. In quella occasione avevano constatato quanto sarebbe stato utile poter disporre di un punto d'appoggio nella zona e di questo si ricordò Eugenio Pocchiola quando si trattò di decidere dove erigere il nuovo bivacco. Ma il progetto di una nuova costruzione nel territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso incontrò la decisa opposizione della Direzione.

Dice ancora Pocchiola: "Non volevano assolutamente nuove costruzioni nel vallone di Valsoera, a loro dire una delle poche zone del Parco dove viveva ancora tranquilla selvaggina rara, e ciò grazie al minimo
movimento turistico esistente." Comunque, a seguito di sollecitazioni a tutti i livelli, e di un sopralluogo in Valsoera del geom. Andreotti, allora presidente della Commissione Centrale Rifugi, con il direttore del P.N.G.P. ing. Framarin, fu trovata una brillante soluzione. Presso il lago di Valsoera, a quota 2440 m, vi era una cabina elettrica fuori uso, ma in ottimo stato di conservazione, della A.E.M. di Torino. Per la costruzione della diga ne erano state costruite due, una era già stata donata dall'AEM al PNGP e trasformata in casotto per i guardaparco, l'altra si sarebbe potuto benissimo trasformarla in un piccolo rifugio.

Questa possibilità fu presa in seria considerazione e grazie all'interessamento dell'ing. Framarin e del nostro ing. Rosazza si poté ottenere dall'AEM la concessione in uso dell'ex cabina elettrica per nove anni, rinnovabili, dietro pagamento di un simbolico modestissimo canone. Fu necessario fare un nuovo progetto e rettificare tutte le pratiche precedenti,ma ne valeva la pena. Il rinnovo delle concessione in uso prosegue sempre per ogni nove anni
Frattanto dalla morte di Marco e Giuseppe erano passati tre anni. La sottoscrizione aveva superato ogni più rosea previsione e permetteva di affrontare con una certa tranquillità il maggior onere derivante dalla costruzione non più di un bivacco ma di un piccolo rifugio.

L'inaugurazione avvenne il 17 settembre 1978. Erano presenti circa 300 persone, salite in parte dal Vallone di Valsoera e in parte dal Vallone del Piantonetto per il lago di Teleccio e la Bocchetta Bassa di Valsoera. La presenza di numerose figure autorevoli, sia del Club Alpino Italiano che dell'A.E.M. di Torino, nonché la partecipazione di una folta rappresentanza di varie Sezioni e Sottosezioni del C.A.I., contribuì al grande successo della manifestazione.
Questo piccolo rifugio è costantemente controllato sia per la manutenzione e anche per la pulizia dai soci volontari della Sottosezione GEAT che negli ultimi 15 anni hanno effettuato anche notevoli interventi di manutenzione edile e di verniciatura. Il rifugio è grande e la rotazione degli interventi di manutenzione è continua, per carenza di volontari non riusciamo a farli tutti; siamo sostenuti dall’affetto che continua con la famiglia Pocchiola.

Il rifugio incustodito M. Pochiola Meneghello è indicato “posto tappa” nella rete del patrimonio escursionistico del Piemonte nel Parco Nazionale del Gran Paradiso con il “Giropoarco” trek di sei giorni, con partenza dalla diga di Piantonetto e arrivo al colle Larisse. Questo ci pone in primo piano nell’interesse del percorso in quanto è il punto tappa più in quota del trek.

Cronaca dei due giorni

Il quarantennale del rifugio Pocchiola Meneghello, è stato ricordato dalla GEAT da una ridotta rappresentanza di soci sabato 28 e domenica 29 luglio 2018.
La ricorrenza è stata sfruttata anche per effettuare dei lavori di pulizia e manutenzione di cui il rifugio ha costante necessità.
Così, puntualmente organizzati e provveduto alla preparazione di quanto serve, ci siamo ritrovati, con alcune improvvise defezioni per motivi di salute, sabato mattina alle ore 8 alla diga del Teleccio, 1900 m. Siamo in 6: Rosalba Savorè, Silvia Balliano, Franco Savorè, Paolo Meneghello, Marco Gillio, Gianfranco Rapetta.

Come di consueto per le operazioni di manutenzione possiamo utilizzare il carrello del piano inclinato in galleria che porterà il materiale e noi alla soprastante diga di Valsoera 2.400 m, esperienza sempre interessante. Per l’ammirazione che ogni volta nutriamo per i lavori in galleria effettuati nello scorso secolo, sarebbe bello poter effettuare una serata di illustrazione delle opere idrauliche e geotecniche della valle dell’Orco: un'espressione della cultura del lavoro manuale… di quei tempi.
Sbuchiamo alle ore 10 circa nel piazzale roccioso della diga di Valsoera e, con alcuni viaggi, portiamo tutto il materiale occorrente per i lavori e per festeggiare.

Si iniziano subito i lavori di manutenzione: riparazione del tavolo esterno, pulizia del locale piano terra e soprastante camerata, tinteggiatura con impregnante della balconata in legno. Il meteo annuncia piovaschi e schiarite nel pomeriggio. Nel frattempo, mentre ci accingiamo a pranzare, ci raggiunge Mario Marinai, che è salito dalla bocchetta di Valsoera. I lavori procedono come annunciato tra brevi temporali e ritorno del sole.
Silvia e Rosalba mettono in ordine il piano terra, pulendo l’angolo cucina dalle tracce dei topi e lavando accuratamente le stoviglie, con continue richieste di acqua, che dobbiamo prendere con i secchi (non vi sono più le taniche) alla sottostante casa dei guardiani.
Nel riordinare i soprastanti tavolati ci accorgiamo che ci hanno rubato un materasso…!
Su due fornelli in contemporanea, le nostre ragazze preparano la cena degna di un rifugio ben gestito.
A tavola scorrono i dialoghi dei nostri ricordi del rifugio: Marco Pocchiola e Giuseppe Meneghello a cui è dedicato, i soci GEAT che l’hanno concepito e costruito, Adriana Pocchiola, la figlia Simona e il marito Renato Formentin, che sempre ci hanno sostenuto. Sentiamo di dedicare anche a loro questa bella ricorrenza. E poi ancora tanti ricordi ricchi delle varie esperienze di andar per Monti. Non nascondiamo il rammarico delle poca partecipazione (nota: ho mandato un sacco di email e ho ricevuto una sola risposta di formale apprezzamento da parte del P.N.G.P.). Gli altri ??

Serata e notte serena con lieve brezza che muove leggermente le bandiere sul pennone, in basso il tintinnare delle pecore.
Volevamo dedicare la domenica 29 ad una escursione nei dintorni, ma, fatta colazione, ha prevalso la necessità di fare altri lavori e così è trascorsa la mattinata ugualmente bella e appagante tra il terso panorama del lago e delle montagne, le passeggiate sulla diga per ammirare la capacità di arrampicata degli stambecchi e cuccioli per leccare il sale dai giunti delle pietre. Poi apprendiamo che anche Padre Dante, nostro affezionato socio Cappellano, ha ricordato la ricorrenza nel celebrare la Santa Messa alle ore 10,30 nella chiesa Parrocchiale San Lorenzo di di Chambave – in Valle d’Aosta.

Pranziamo appagati di quanto siamo riusciti a fare ampliando il programma di manutenzione. Portiamo via diverso materiale ormai inutile e nuovamente con il piano inclinato torniamo alla base delle diga del Teleccio. Sì, abbiamo fatto un bel lavoro necessario e siamo soddisfatti. Prendiamo nota che necessitano altri importanti lavori: sostituzione di parte della balconata a nord e ricerca di nuova batteria per i pannelli solari. Speriamo di poterli effettuare.

Il libro presenze del rifugio era finito e considerando tale eventualità ne ho portato una nuovo. Portato a casa il vecchio, questa mattina sfogliando le pagine fitte di scritte , considerazioni e ringraziamenti, ho raccolto tutte le nostre presenze par lavori di manutenzioni che abbiamo effettuato dal 2005 al 2018 e risultano 165 giornate. Eh sì: avete letto bene. Lo abbiamo fatto volentieri consci della storia GEAT, che ora è anche la nostra.

Gianfranco Rapetta

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