SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2015: Col Rousset (2536 m)

25 gennaio 2015 Pronti per una bella giornata sulla neve, ci troviamo in nove alla palazzina di Mirafiori. Completata la composizione delle auto, ci trasferiamo, via Pinerolo, in val Germanasca. A Ghigo sostiamo per il caffè e per la messa a punto dell'ARTVA che subito indossiamo; poca strada ancora e siamo al parcheggio di Giordano (1482 m), al di là del torrente omonimo. Alle 9.30, calzate da subito le ciaspole, imbocchiamo la comoda sterrata che sale alle miande Selle, raggiungendo poi il ponticello sul rio dei Tredici Laghi, tributario di destra del Germanasca. Il cielo è terso e la temperatura ideale: - 9°C. Dal ponte proseguiamo per un centinaio di metri, sino alla biforcazione che conduce al vallone delle miniere. A Selle è visibile, posto all'aperto, un carrello da miniera, a ricordo dell'attività estrattiva condotta nelle modeste miniere di calcopirite site nel vallone. Preso il ramo di sinistra, imbocchiamo l'evidente traccia innevata del sentiero estivo n. 207 che conduce, secondo il cartello, al colle Giulian; per il col Rousset non esistono indicazioni. Lo seguiamo in salita con direzione SSE, circondati da un rado bosco di larici e sottobosco irregolare. Più in alto sbuchiamo in un ampio vallone avendo in alto e a destra la bianca sella del colle Giulian. Si tratta del vallone Clapou, che immette verso sinistra al col Rousset. Il manto di neve è immacolato e le ciaspole del battipista affondano di una ventina di centimetri, se non di più. Camminiamo su un tappeto di miriadi di cristalli-stelline, resi vivi dalla luce radente del sole. Onde evitare una scarpata a rischio valanghe, raggiungiamo sulla sinistra una più comoda costa boscosa, seguendo la quale si accede ad uno stretto canale ben innevato. Seguiamo quest'ultimo sulla sinistra per un tratto, poi, superato il torrente, ci infiliamo in un labirinto di massi coperti dalla neve. Usciti indenni da questo trappola grazie ad un passo leggero e felpato, rientriamo nel più sicuro fondo del valloncello sulla nostra sinistra. La necessità di battere pista ha notevolmente rallentato la nostra marcia, per cui, alla 13.15, circa a quota 2230 m, decidiamo di chiudere la nostra escursione, al di sotto di un altra scarpata mediamente ripida che sbuca sotto il pendio finale conducente al col Rousset. Ci domina da ovest l'aspra barriera rocciosa che congiunge, con i suoi 3000, il Vergia, il Frappier e il Gran Queyron. Alle nostre spalle il Gran Cornour, di cui scorgiamo solo le propaggini occidetali, mentre sulla sinistra possiamo osservare il monte Giulian con il relativo colle. Alle 14 caliamo seguendo la traccia di salita, ad esclusione del tratto in pietraia che prudentemente evitiamo. Alle 16 siamo comodamente alle auto. Abbiamo coperto un dislivello di circa 750 m. Il tratto da noi percorso poco si presta ad essere percorso con gli sci, causa la natura irregolare del terreno e la presenza di pietraie.

Renzo Panciera

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© Foto Di Francesco Alessi, Delia Boano e Renzo Panciera