SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2015: Passo Paschiet (2435 m)

12 aprile 2015 Da Balme, unitosi Giorgio con gli sci, siamo in 9 a partire verso le 8,30. La giornata è splendida; purtroppo la temperatura notturna non ha consentito alla neve di gelare, per cui la troveremo non tanto dura. Calzate le ciaspole già sulla strada, siamo presto al ponte sul rio Paschiet, che attraversiamo portandoci sulla destra orografica del torrente. La strada continua sino all'alpeggio Pian Sale, poi si fa sentiero, terminando alla base di un ripido bosco di larici, ben innevato, che risaliamo con numerosi zig-zag sino ad una corta spalla. Individuato il passaggio attraverso la pietraia, percorriamo successivamente il pendio che con qualche sali scendi porta all'ingresso del canale incassato verso SE. Qui la neve è abbondante, perchè accumulata dalle valanghe che calano dai ripidi versanti di sinistra. Lo percorriamo sul fondo per tutta la lunghezza della strettoia, transitando in prossimità di una allegra cascatella. Usciti finalmente in campo aperto ed in pieno sole, possiamo godere di uno scenario dal biancore abbacinante, che ci consiglia di cambiare gli occhiali. Sull'altro versante del rio Paschiet riconosciamo facilmente l'itinerario battuto dai nostri amici, che con gli sci sono diretti all'Autour. L'ampio, bianco, scintillante ventaglio è disteso davanti a noi, andando dalla Punta Barale all'estrema sinistra, sino alla Punta Uccellina all'estrema destra. Finalmente il nostro capo gita, più volte sollecitato, ci concede una breve sosta per la colazione di mezza mattina. Siamo sui 2000 m, ma non ancora al bivio per il Paschiet. Lo raggiungiamo in breve, superando sulla destra il ripido pendio adducente alla conca dei Laghi Verdi. Sono ancora coperti, anche se un tratto della riva appare libero dal ghiaccio. Nera, severa ed imponente, appare in pieno sud la sagoma della Torre d'Ovarda (3075 m), mentre la nostra meta non è ancora visibile, anche se si intravede il vallone che verso sinistra corre sotto la Torre e termina al colle. Persa una cinquantina di metri, siamo sul fondo della conca. Del bivacco Gandolfo (2300 m) nessuna traccia: è sepolto dalla neve. Aperto e regolare ci appare invece l'imbocco del canalone che a destra della Torre sale al colle Speranza: roba da sci estremo, non certo da ciaspole. Giunti in vista del Col Paschiet, percorriamo l'ultimo tratto ascendente sino a toccare la quota topografica di 2435 m. Sono le 12,50 quando scattiamo la foto di gruppo. Sulla destra del colle un ripido levigato pendio ghiacciato ci invita a salire ancora, ma per oggi basta. Una arietta sottile ci convince a più miti contrade, per cui ripariamo nella soleggiata conca, andando a consumare la nostra colazione in prossimità di un bel masso. Il sole corre senza posa verso ovest, appena al di sopra della cresta, e in men che non si dica sono le 14. Salutato il nostro masso e la innevatissima pietraia sottostante, risaliamo il margine nord della conca già percorso all'andata. Dopo una svolta sbuchiamo quasi all'improvviso davanti alla piramide dell'Uja, che ci sembra di toccare, ancora bianca di neve, sul versante opposto della valle principale. E' una immagine che non esitiamo a fermare con le nostre macchine. Guadagnato il vallone, divertendoci non poco calando sulla massima pendenza visto che la consistenza della neve lo consente, ci troviamo poco dopo in testa al canale-strettoia: alcuni di noi lo affrontano direttamente sul fondo, altri preferiscono optare per una diagonale discendente lungo il pendio destro sovrastante. Ritardati dalle difettose ciaspole di un partecipante, raggiungiamo infine l'uscita, seguendo poi fedelmente l'itinerario di salita e soffermandoci ad ammirare le punte ancora illuminate che al di là ci accompagnano in larga schiera: leggi Bessanese, Ciamarella, Sea ed Uja. Ai piedi del boschetto ci godiamo la bella luce tardo pomeridiana che illumina i casolari di Frè, posti al limite alto di un ancora timido verde, sul fondo dei quali troneggia, ormai lassù, la cresta dell'Uja. Alle 17 siamo alla casa-museo di Giorgio e Silvia, che gentilmente ci offrono una variata cena sinòira, accompagnata da un buon vinello e conclusa con la degustazione di mirtilli messi a macerare nella grappa. Dopo averli ringraziati li salutiamo, e completata la necessaria sistemazione rientriamo ben coloriti in città. Questa va senz'altro annoverata tra le gite più belle, sia per la lunghezza, sia per il dislivello complessivo, ma in particolar modo per lo scenario di alta montagna che circonda coloro che amano alzarsi un po' prima e faticare un po' di più, ma neanche poi tanto. Da programmare a fine stagione, quando le valanghe sono tutte scese e la strettoia è percorribile in tutta sicurezza.

Renzo Panciera

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