SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2015: Prato di Fiera 2311 m

22 febbraio 2015 Drin, drin, drin, apro gli occhi e guardo l’ora… sono le 6. Non ho dormito bene questa notte, avevo paura di non sentire la sveglia. Mi alzo e mi vesto, preparo il thè e guardo fuori…questa notte ha nevicato ed ora piove. La tentazione di tornare sotto le coperte è tanta, ma l’esperienza mi ha insegnato che in montagna bisogna sempre partire, poi si vede cosa succede. E così, mi ritrovo alla Gardenia Blu, mitico posto d’incontro quando si va in Val di Susa. I miei compagni/e di gita sono puntualissimi e, come d’incanto, si formano gli equipaggi delle macchine. La mia piccola e rossa “pachina” viene lasciata a riposare, mentre si privilegiano le auto con termiche e a trazione integrale: ci si aspetta la neve sulla strada. Pausa caffè a metà via e poi su per i tornanti del Frais. Mentre saliamo, le nuvole incominciano a dissolversi ed il blu del cielo s’intravvede tra le nebbie ed i nuvoloni. Al Pian Gelassa a 1300 m si lasciano le auto e, dopo i preparativi ed il controllo Artva, incomincia la mia lenta salita (non per niente sono stata chiamata dalla Sucai “Lentopede“ già quando ero una giovane allieva ed ora, che sono una giovane vecchiettina senza allenamento, me lo merito ancora di più!). Il vantaggio del lento incedere è che ti permette però di osservare tutte le meraviglie che ti circondano. Ci sono dei momenti magici quando i raggi del sole penetrano nel bosco, la neve scintilla, gli alberi, carichi di neve notturna, decidono di liberarsi del troppo peso e ti fanno cadere i cristalli nel collo. Quando osservi la vita del bosco: orme che vanno da un albero ad un altro e poi si fermano lasciandoti sempre con il dubbio: ma dove sei andato? Abeti slanciati verso l’alto, altri ricurvi, sottobosco più o meno fitto, baite una volta abitate ed ora ruderi di vite passate. Mi accodo al lento incedere di Adriana e, dietro di me, il povero Franco chiude, con la radio, il gruppo di 13 persone. Siamo superati da tanti gruppi con sci e ciaspole ma, caso strano, nessuno di noi riconosce persone amiche (invece, nella gita precedente, a Madonna di Cotolivier c’era mezza Torino!). Un po’ prima di uscire dal bosco si apre alla nostra sinistra un panorama magnifico sulla Pelouxe ed in lontananza sull’Orsiera mentre a destra si vedono Susa e il Rocciamelone . Il rumore dell’autostrada, sorprendentemente, arriva fino a questa altezza. Il cielo ormai è limpidissimo ed il tracciato segue la cresta. Rosalba si trova davanti ad una cornice carica di neve e la sua figura illuminata dal sole è bellissima. In lontananza, 150 metri sopra, si vedono le ombre dei nostri compagni già arrivati in cima. Il sole è caldo, la neve luccica, la traccia è unica e ben segnata, il Pelouxe a sinistra è ripidissimo. Arrivo in cima a Punta Prato 2311 m, un rapido panino, e la discesa inizia con una neve da favola, peccato che le mie gambe non ancora allenate, dopo tre lunghi anni di assenza dalla montagna, non mi permettano di flettere ed estendere, ma vengo giù ammirando le curve perfette dei miei compagni/e. La mia ammirazione va a Angela, che si è appena tolta il gesso al braccio ed ad Adriana che, nonostante la costola incrinata , è venuta a fare la gita. Arriviamo alle macchine e dal baule della macchina di Rosalba e Franco appaiono panettoni e vino che vengono accolti con gratitudine. Si chiacchiera al sole, si beve il grignolino imbottigliato da Giorgio e poi, contenti, si ritorna a Torino.

Emanuela Fiorio

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© Foto di Franco Savorè e Antonio Di Nicuolo