SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2015: Punta Cia alla Cialma

11 gennaio 2015 Nel tratto di arco alpino compreso tra il Rocciamelone e il Gran Paradiso, in pratica le valli di Lanzo e dell’Orco, si può spesso osservare, in estate come in inverno, un fenomeno meteorologico che i montanari del luogo conoscono bene e chiamano “gonfia”. Si tratta di una tormenta di neve che investe soltanto la catena di spartiacque, in concomitanza con un forte vento di caduta proveniente da nord, che noi chiamiamo foehn, un nome tedesco che viene però dal latino “favonius” il nome del vento caldo dei Romani. Proprio perché caldo, i montanari lo chiamano “vento marino”, sebbene non sia affatto proveniente dal mare. A seconda che le folate di vento siano più o meno forti, la “gonfia” si abbassa verso il fondovalle oppure si ritira verso le quote più alte. In breve spazio di tempo, si passa dalla fitta nevicata al calore dei raggi di sole. E’ quanto abbiamo dovuto constatare la scorsa domenica, quando la meta in programma, il lago di Dres, era già stata sostituita dal colle di Sià, a causa della assoluta mancanza di neve. Partiti da Torino in buon numero (abbiamo anche il piacere di accogliere un nuovo partecipante) attraversiamo il Canavese in una fitta nebbia e poi risaliamo la valle dell’Orco, dove la nebbia lascia il campo a un forte vento che porta raffiche di pioggia sempre più fitte, fino a Noasca, dove la parte alta della valle appare immersa in una nube biancastra. Appare chiaro che la parte più alta della valle è avvolta nella tormenta. Tra le caratteristiche di un buon capogita deve rientrare anche la responsabile flessibilità. La capacità cioè di valutare continuamente la condizione del tempo, della montagna ed anche dei partecipanti, per poi decidere, se del caso, di modificare o cambiare la gita. E’ una decisione non facile, perché richiede non solo esperienza di montagna, ma anche la capacità di esercitare una leadership condivisa. I nostri capigita, dopo un rapido consulto, optano per la Cialma, dove gli impianti di risalita, riaperti lo scorso anno dopo tanti anni di chiusura, sono fermi come in quasi tutte le stazioni invernali. Iniziamo la salita e dopo alcune centinaia di metri, quando inizia la neve abbastanza dura, quasi tutti calzano i ramponi. Qualcuno esibisce addirittura una piccozza e, con un po’ d’immaginazione, si può pensare di essere sulla cresta delle Bosses, in vista della vetta del Bianco… Malgrado il forte vento, che però non è freddo, la progressione è veloce e nel giro di un paio d’ore tutti arrivano in cima. La tormenta si sta placando e si scorgono in distanza le vette del Gran Paradiso e delle Valli di Lanzo. Il tempo passa in fretta e ben presto bisogna incominciare la discesa, che si conclude, secondo una tradizione GEAT ben consolidata, con il panettone e lo spumante.

Giorgio Inaudi

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© Foto di Antonio Carretta