SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2015: Madonna di Catolivier

8 febbraio 2015 Sembra una barzelletta, ma volete fare una gita nuova, vicino a Torino? Benissimo, eccola qua: la Madonna del Catolivier. No,no: non sto scherzando come mio solito. A parte il fatto che non so bene se è “Catolivier” o “Cotolivier” (ma questo non ha molta importanza), il fatto è, che ho scoperto che tutti quelli che, come il sottoscritto, hanno raggiunto mille volte questa bella cappella sopra Ulzio, non hanno mai fatto la stessa strada, né in salita né in discesa! Per questo costituisce sempre una gita nuova, alla faccia di chi, come ha fatto qualcuno oggi, quando il nostro prudente direttore di gita aveva optato, in seguito alle catastrofiche informazioni sulla “allerta valanghe”, per questo percorso inoffensivo, aveva storto il muso e quello della sua macchina, per andare a sciare in pista. E poi, fatta da Beaulard, sono sempre 1000 mt di dislivello! Purtroppo però, stante questa fama da “gita di ripiego”, oggi non eravamo gli unici a pensarla così: qualche “parcheggiatore abusivo” stamattina a Beaulard avrebbe fatto “la grana”(i soldi, intendo). Qualcuno, poco allenato (Giuliano) guarda con invidia le 4X4 che proseguono imperterrite per Chateau, risparmiando 250 mt di dislivello. Io invece attivo subito il mio Log-Book ( è l'unica funzione che conosco del mio computer da polso) per vedere a quanti metri assomma la gita fatta da qui. Ah, dimenticavo! Oggi siamo in “incognito” perché stante la decisione presa dai capigita (fra cui io) solo al sabato sera, per motivi assicurativi, il nostro DCG (Direttore Commissione Gite), ci ha proibito tassativamente di usare il termine “ Gita Sociale”: “fate che vi siete trovati tutti lì per caso” ci ha detto. E così noi ci troviamo lì “per caso” assieme a altre 300 persone a risalire una mulattiera, che presto diventerà una “blu” (pista da sci) sino Chateau. Purtroppo, il problema, per i meno previdenti che, come me, non hanno provveduto prima, in questi casi è difficilissimo trovare un posto che abbia quella “privacy” per soddisfare impellenti necessità fisiologiche. Penso di non farcela a superare Chateau Beaulard e raggiungere il protettivo bosco che riveste i pendii della nostra meta dove potrei trovare un nascondiglio a 360°. Adocchiata una provvidenziale torretta, dietro cui posso nascondermi solo a 180°, se a nessuno viene l'idea di seguirmi, con voce rotta dalla disperazione, per radio, avviso che mi allontano per un'operazione che, a causa di tutto quello che mi ero messo in previsione di un gran freddo, potrebbe diventare piuttosto lunga, oltreché a rischio. “Non aspettatemi” è l'ordine perentorio. Purtroppo tutti decidono di aspettarmi nel parcheggio di Chateau, a chiacchierare con i numerosi amici che hanno colà incontrato. Ovvio che a operazione terminata mi sento in dovere di avvisare, sempre per radio nella maniera colorita che mi contraddistingue, che tutto si è felicemente concluso e che, decisamente più leggero, presto li raggiungerò, senza pensare che il mio messaggio viene ascoltato da una cinquantina di persone dalle nostre radio tenute incautamente al massimo del volume. Più tardi mi spiegheranno il motivo per cui illustri sconosciuti mi guardavano con disprezzo quando arrivo. Di qui comincia la gita, anzi “le gite”, perché ognuno può scegliere il percorso che più gli aggrada, anche se poi tutti si accodano coscienziosamente in quello scelto dai capi-gita: a partire dalla pista degli ottantenni che utilizza una pendenza media del 3% (rateo di salita 150 mt/h), si va ,con legge inversamente proporzionale all'età, alle pendenze dei più assatanati intorno al 30%, che ti permettono di fare la gita 2 o 3 volte: tant'è che quando uno di questi forsennati ti supera ti domandi se è lo stesso che hai visto scendere 10 minuti prima. C'è il vantaggio che essendo in salita, sei matematicamente sicuro che qualsiasi pista ti porterà sicuramente in punta, per una banale legge della geometria. Tira un vento della forca sulle creste di fianco a noi (Passo dell'Orso, Grand'Oche, ecc.) tant'è che dopo il bosco che sembra non debba mai finire (anche su questo ho scoperto che la pensano tutti così), penso che la sosta sarà brevissima. Invece...miracolo della Madonna (del Catolivier, s'intende) quando arriviamo su c'è un tepore che ti fa passare la voglia di scendere. Dopo un'ora passata a discutere se le solette vanno tenute all'ombra o al sole, se conviene tenere le pelli per il primo tratto di discesa o no, quale sarà il percorso migliore, se scegliere le piste di destra o quelle di sinistra, passiamo un'altra ora cinquanta metri sotto la punta ad aspettare che qualcuno si “regoli” (?!) gli attacchi, altri si tolgano il quintale di neve che si è subito attaccato agli sci incautamente lasciati al sole. Naturalmente la scelta per le piste di discesa è molto più ampia. Ma qui le leggi della geometria non ci aiutano più Paventando che la soluzione sinistrorsa poi ci porterebbe in un canale la cui “boschina” costituisce il classico incubo dello scialpinista decido di seguire le piste di destra ascoltando anche i saggi consigli di Giuliano. Beh, non sto a farvela lunga, ma se non ne abbiamo perso qualcuno in quel bosco maledetto (anche a destra c'era la maledetta “boschina”) è perché a “chiudere” c'era Mauro che da buon BB (Bovaro Bernese, splendida razza di cane da pastore svizzero) teneva sotto controllo tutto il suo gregge. Comunque una cosa non mi è chiara: ma che razza di strada abbiamo fatto questa volta, ci domandiamo io e Giuliano, se a un certo punto ci siamo trovati quasi sotto Chateau Beaulard, correndo il rischio di finire a Ulzio? Ma non apprezzate il fascino di questa gita?
P.S. Un grazie di cuore alla “new entry”(almeno per me), la graziosissima Enrica che dopo una entusiasmante discesa attaccata alle mie code sulla “blu” di Chateau Beaulard, ha deliziato i nostri palati con una gustosissima torta. Speriamo di rivederla ancora (e non solo per la torta).

Alberto Marchionni

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© Foto di Mauro Floredan