SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2015: Cima del Carro

17 maggio 2015 Ottimo finale di stagione. Dopo l’Autour e il “quasi Ghicet di Sea”, mancato due settimane fa per gli ultimi cento metri, a causa delle condizioni poco sicure, riusciamo a portare a termine la Cima del Carro, gita di un certo impegno e di gran soddisfazione sotto molti punti di vista. Per quanto mi riguarda è stato anche il record stagionale delle levatacce, con sveglia alle tre del mattino per essere alle quattro al solito punto di ritrovo in Corso Regina. In tutto siamo in otto irriducibili, determinati a sfruttare fino in fondo le buone condizioni di innevamento di questo ultimo scorcio di stagione. Ci mettiamo in strada che è notte. C’è come al solito grande impazienza. I più scalpitanti sono già avanti lungo la strada e non ascoltano le vane richieste di chi vorrebbe fermarsi nell’unico locale aperto a quell’ora, almeno per un rapido caffé. Così, a parte una brevissima sosta che io e il mio compagno di viaggio riusciamo comunque a fare, arriviamo tutti puntuali alla partenza nei pressi del bivio per il Vallone del Carro. Parcheggiate le macchine e terminati i preparativi, mentre una parte del gruppo è già avanti con gli sci in spalla per percorrere il primo tratto del sentiero senza neve, si verifica un imprevisto: un arva non funziona; ha una spia accesa, emette un flebile “bip-bip”, ma non trasmette segnali captabili dagli altri arva in ricezione. Si è evidentemente scaricato. Per fortuna, dopo qualche minuto di agitazione, viene provvidenzialmente trovata una batteria adatta a quel tipo di apparecchio. Così tutti possiamo tranquillamente metterci in marcia, senza che nessuno debba rimanere indietro o rinunciare alla gita. Il tratto da fare a piedi non si rivela molto lungo e dopo qualche minuto di marcia nel vallone riusciamo a trovare un punto dove mettere gli sci. La preoccupazione alla partenza da Torino era quella di trovare neve in quantità tale da compromettere il passaggio nei tratti più ripidi del percorso. Ma, in realtà, la parentesi temporalesca di giovedì e venerdì ha lasciato solo una spruzzata di neve che si è già legata agli strati più vecchi.L’itinerario è vario ed interessante. Tratti più ripidi si alternano a parti più pianeggianti, fino all’ultima conca che conduce al pendio finale, piuttosto ripido. Vista la bella giornata e le condizioni di innevamento ed essendo una gita tipica del periodo, incontriamo diverse comitive che salgono. Ma l’ambiente è molto ampio e c’è veramente spazio per tutti. Io resto in chiusura e salgo lentamente aspettando chi è rimasto indietro. Qualcuno decide alla fine di fermarsi, mentre gli altri del gruppo sono già a buon punto e avanzano compatti. Mi muovo anch’io per affrontare l’ultima parte della gita ed arrivare in punta in tempi ragionevoli.Fa abbastanza caldo e non c’è vento. La neve incomincia ad essere lenta, ma i pendii intorno hanno già scaricato. Quindi affronto tranquillo la parte ripida fin dove inizia a diminuire la pendenza. Ancora un po’ di sforzo e, dopo aver oltrepassato una spalla rocciosa, scorgo a sinistra al fondo del plateau la piccola cima. Mentre arranco per gli ultimi metri, vedo che molti hanno già iniziato la discesa. Ho il tempo di raggiungere i compagni e dopo qualche minuto ci muoviamo anche noi. Iniziamo a scendendo e ben presto ci ricongiungiamo a chi è rimasto sotto ad aspettarci. Qualche rallentamento e difficoltà nel tratto più ripido, dove la neve irregolare impedisce di scendere in modo fluido. Tuttavia i blocchi di neve morbida si spaccano facilmente sotto gli sci, e non è poi tanto male. Tra una cosa e l’altra arriviamo alle macchine poco dopo l’una del pomeriggio. Dopo esserci cambiati e aver sistemato le cose, ci fermiamo tutti quanti al rifugio di Chiapili per bere qualcosa e salutarci. Quindi di mettiamo in macchina per un viaggio di quasi due ore sotto il sole vivo che ci arrostisce.

Roberto Merlo