SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2014: Bosco delle Sorti della Partecipanza

2 novembre 2014 Quando ho proposto questa escursione ho giocato d'azzardo: portare il CAI in un posto dove non ci sono cime, né dislivelli, né salite che rendono, ma “solo” l'ultimo relitto delle selve che una volta ricoprivano la Pianura Padana. A partire dal tempo dei Romani sono state a poco a poco abbattute per lasciare infine spazio alla distesa di villette ae capannoni vuoti a noi ben familiare. Qui invece un accidente della storia ne ha lasciato un piccolo lembo: fu il marchese di Casale nel Medioevo a concedere agli abitanti di Trino (i partecipanti) la possibilità di sfruttarlo per ottenere legna. Da allora i trinesi si sono trasmessi il diritto da padre a primogenito (solo da pochissimo sono state ammesse le donne) e hanno gestito in autonomia il bosco, con regole che sono cambiate di poco in tutto questo tempo. Tra queste vi è l'assegnazione per estrazione a sorte della porzione che spetta a ciascuno quando viene fatto il taglio (ecco l'origine del termine Sorti nel nome). Per guidarci nel bosco e nei dintorni ho ingaggiato Lorena, una guida del Parco del Po, che è una fonte inesauribile di informazioni naturalistiche sul bosco e sul circostante paesaggio risicolo, nonché di aneddoti sulle loro storie. La nostra visita comincia infatti dalle risaie, di cui impariamo la ricchezza ma anche le criticità ambientali: ad esempio ci imbattiamo in un canale con sponde in cemento, più facile da tenere pulito ma inospitale per la fauna. Ci spostiamo poi a Madonna delle Vigne, una chiesa in rovina posta su una collina e per questo visibile sin da lontano. Su questo luogo circolano in paese remote leggende di energie negative e riti satanici, officiati dalle suore o da donne del paese, a seconda delle versioni (in ogni caso dal genere femminile: per qualche motivo di questo sembrano sicuri). Nei dintorni ci sono anche un laghetto di cava popolato di nitticore e la garzaia dove si riproducono gli aironi. Qui però l'accesso è vietato. In questo territorio ci sono diverse zone umide (su tutte l'oasi di San Genuario), dove vivono molte specie di uccelli acquatici, anche rari, come gli schivi aironi rossi. Dopo una puntata alla vicina abbazia di Lucedio, ai cui monaci si deve la trasformazione del paesaggio da selva paludosa a terra agricola, ci inoltriamo nel bosco. È costituito principalmente da un consorzio di querce e carpini neri, il caratteristico bosco di pianura; tuttavia ci sono molti esemplari isolati di altre specie, anche alloctone, come la robinia e la quercia rossa. Nel corso dei secoli sono state tentate varie immissioni, con successo alterno. Del bosco visitiamo in particolare due zone: la collina della zona sud e le risorgive a nord. La collina, un dosso alto meno di trenta metri con una cresta allungata in direzione est-ovest, è una curiosità geologica, in questa terra piatta. È formata da terreno alluvionale di terra e ciottoli di fiume, come possiamo osservare in una zona arata dai cinghiali. La modesta pendenza è già sufficiente a creare sui due versanti condizioni microclimatiche diverse, che determinano un cambio di sottobosco sui due lati della dorsale. Dopo aver attraversato il bosco, vediamo un paio risorgive, tra cui una paludosa che odora di zolfo. L'acqua sorgiva si accumula poi nella zona nord della riserva, la più bassa, dove si formano così alcune aree umide. A fine gita abbiamo ancora visitato il centro didattico del parco di cascina Ressia, tra Crescentino e il Po. Ero un po' dubbioso sull'appetibilità di questa uscita per il socio CAI medio, ma ho notato che le descrizioni naturalistiche della guida e i suoi racconti interessavano il gruppo. Ho solo dovuto frenarla quando mi ha proposto di leggere dei brani sul bosco tratti dal “Barone rampante” di Calvino, che avrebbero potuto essere troppo traumatizzanti per taluni. Inoltre i soci sono stati bravi a non perdersi nei trasferimenti in auto, nonostante fossimo fuori dalla valle di Susa. Vedrò se sarà possibile proporre altre gite in ambienti insoliti, magari coniugando l'escursionismo tradizionale con le osservazioni naturalistiche; in fondo trent'anni fa nessuno si sognava di andare sulla costa ligure, che oggi è invece una meta usuale.

Sergio Chiappino

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© Foto di Maurizio Bortott e Renzo Panciera