SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2014: Greenway del lago di Como

8-9 novembre 2014 “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…”. Le suggestioni manzoniane si sprecano in questa prima giornata con il CAI di Bizzarone, anche se in realtà quello che stiamo percorrendo è il ramo occidentale e seguiamo un percorso che ha un nome più britannico che manzoniano: Greenway. L’itinerario, sono circa dodici chilometri, si snoda tra suggestivi paesini arroccati e talvolta addirittura sospesi sul lago, che si scorge in basso, serrato come un fiordo “tra due catene non interrotte di monti”. Il nome inglese del percorso è forse dovuto ad esigenze di marketing, in ragione della frequentazione di questi luoghi da parte di vip di tutto il mondo, basta fare il nome di George Clooney. Comprendiamo le ragioni di questa scelta perché siamo di fronte ad uno dei più bei paesaggi del mondo. Camminiamo lungo viottoli incassati in mezzo a muretti e orti, dove ad ogni svolta ci aspettiamo di vedere don Abbondio che legge il breviario e i bravi che lo aspettano, per dirgli che un certo matrimonio “non s’ha da fare”. Non vediamo la villa di Clooney, ma ve ne sono altre che testimoniano una antica ricchezza, come quella donata al Fondo per l’Ambiente Italiano da Monzino (per gli alpinisti quello della spedizione all’Everest e dell’omonimo rifugio sul Monte Bianco). Altre ville ricordano momenti tragici della storia nazionale, come quella a Giulino di Mezzegra, dove una piccola lapide ricorda che lì furono fucilati Benito Mussolini e Claretta Petacci. Passiamo davanti all’unica isola del lago di Como, l’isola Comacina, per poi arrivare in riva al lago, dove consumiamo il picnic, attorniati da papere e cigni che accorrono a prendere il cibo dalle nostre mani. Intanto si è fatta sera e ci prepariamo per la parte più importante della gita: l’incontro e la cena con gli amici del CAI di Bizzarone. Questo piccolo centro, a metà strada tra Varese e Como e a poche centinaia di metri dal confine svizzero, ci riserva molte gradite sorprese. Siamo accolti dal mitico Antonello, dalla moglie, dal signor Sergio, il reggente, e dagli altri esponenti della sottosezione, quindi affrontiamo un pasto pantagruelico, a base di pizzoccheri, che sono la specialità di questa zona. Nella notte piove a dirotto, ma, com’è giusto che sia, il mattino della domenica vede un miglioramento del tempo e possiamo partire per la nostra gita. Ci accompagna lo storico locale, che ci guida a visitare una antica chiesa, dove si conservano le tracce più antiche della storia di Bizzarone. Incominciamo una lunga passeggiata, al termine della quale proviamo l’emozione di attraversare il confine elvetico. Chi si attendeva tavolette di cioccolato, orologi a cucù e cassette di sicurezza rimane deluso. Al di là di una rete rugginosa (e senza nessun controllo) c’è lo stesso paesaggio che al di qua. La nostra guida ci spiega che le terre oltre la rete sono finite alla Svizzera nel ‘500, per una complicata storia di matrimoni tra principi e di mercenari che reclamavano il soldo. Ci pare di capire che quelli di Bizzarone hanno un po’ invidia per i loro vicini più fortunati oltre la famosa rete. Continuiamo a camminare lungo i binari di una ferrovia quasi abbandonata (niente paura, il treno passa soltanto in circostanze eccezionali, in occasione di particolari eventi) e giungiamo così al secondo appuntamento gastronomico. Questa volta è una polenta spettacolare, preparata in un antico mulino, dove ancora si conservano tutte le attrezzature della molitura. Il tempo di iniziare la digestione e subito ci rimettiamo in marcia, questa volta per visitare alcune profonde cave di arenaria. Lo spettacolo è grandioso, anche perché un gruppo di scouts (ma Renzi non c’è…) ha acceso un grande falò e lo scenario fiabesco, con il fumo che si stende raso terra, mentre cala la sera, suscita suggestioni dantesche. Un’ultima gradita sorpresa in questa valletta, dove il tempo sembra essersi fermato. Visitiamo un altro mulino ad acqua, ancora in attività, dove possiamo comperare la famosa farina taragna. Un grazie sincero agli amici di Bizzarone, per averci fatto conoscere un angolo poco noto di queste terre e arrivederci all’anno prossimo, nelle nostre valli.

Giorgio Inaudi

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© Foto di Antonio Carretta