SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2014: Cilento e Vallo di Diano

23-30 agosto 2014 Doveva esser il Gargano e invece siamo stati dirottati sul Cilento, ma va bene lo stesso. Dopo due trek impegnativi (in Sardegna e dalle parti di Merano) fa piacere pensare che ci attende un percorso non troppo spartano, dove al termine di una lunga giornata di marcia troveremo un letto pulito e un pasto caldo, sebbene frugale.
Partiamo da Porta Nuova con la pioggia a dirotto, ma alla stazione di Agropoli, già oltre Salerno, ci attende il sole e soprattutto ci attende Antonio, che sarà il nostro riferimento per tutto il viaggio. E’ un solido e simpatico ragazzo di Bova Marina, cordiale ed efficiente come tutti quelli della tribù dei Naturaliter, ma dovrò più volte prestargli il mio coltellino dell’esercito svizzero, perché ha dimenticato a casa il suo (non sono più i Calabresi di una volta…). Nel pomeriggio, tanto per prendere l’aria del meridione prima di raggiungere il nostro albergo a Santa Maria di Castellabate, abbiamo il tempo di visitare il castello e il vecchio centro di Castellabate, giustamente famoso per la bella piazzetta dove è stato girato il film “Benvenuti al sud”.
Il giorno dopo incomincia il trek vero e proprio e facciamo conoscenza con Salvatore detto “O’ Professore”, un personaggio molto interessante che ci guiderà nelle varie tappe, illustrandoci la storia, la flora e la fauna di un territorio che conosce ed ama profondamente e che cerca di promuovere con ogni tipo di iniziative. Sebbene non sia più un giovanotto, sulle spalle ha un gigantesco zaino dell’esercito francese, che contiene il necessario per il pic-nic, che viene consumato sotto i pini di una spiaggia selvaggia, dove facciamo anche il bagno. Nel pomeriggio c’è il tempo per visitare le rovine di Paestum, con i bellissimi templi dorici e un museo che conserva, tra gli altri dipinti, quello celebre del tuffatore. Approfittando dell’assenza di Salvatore, un anziano signore del gruppo (che nella vita precedente faceva il professore anche lui) prende in pugno la situazione e tenta (senza troppo successo) di infliggere agli amici un corso accelerato di arte greca.
Il terzo giorno, dopo l’intermezzo culturale, la vocazione alpinista della GEAT torna a prevalere con l’ascensione (direttamente senza campi intermedi) al Monte Stella, la più alta cima raggiunta nella spedizione (sono oltre 1200 metri sul livello del mare!). Da notare il pic-nic effettuato in vetta, malgrado il tempo non bellissimo.
Per riposarci della scalata, il giorno successivo è dedicato alla navigazione. Con una barca raggiungiamo il famoso capo Palinuro, visitando le grotte scavate nella scogliera e soffermandoci in suggestive spiagge e insenature, dove si avvertono anche le aromatiche esalazioni di misteriose sorgenti termali sottomarine, come a Cala Fetente. La zona è frequentata da lussuosi yachts, pieni di belle ragazze in bikini e anche meno. Uno del gruppo, che non è soltanto esperto alpinista, ma anche vecchio lupo di mare, fa notare che per una legge forse più economica che fisica, la stazza delle signore a bordo degli yachts è inversamente proporzionale a quella dell’imbarcazione che le ospita.
Intanto abbiamo lasciato il nostro albergo per trasferirci a Marina di Cammarota, in un camping immerso nel silenzio di un secolare uliveto in riva al mare, dove anche le melodie del karaoke si spengono già nelle prime ore del mattino, un luogo riservato ed esclusivo, dove si prova l’emozione di soggiornare per qualche giorno in un campo nomadi.
Ritorna il momento di camminare ed è la volta di un’aerea mulattiera nel retroterra, fino alle rovine del castello longobardo dei Sanseverino, vero nido d’aquila in una gola rocciosa. Qui abbiamo occasione di osservare un fatto che ci dicono assolutamente eccezionale: una squadra di operai forestali al lavoro. Il ritorno è impegnativo: si tratta di attraversare ben tre spiagge affollate. Mentre arranchiamo nella sabbia, in piena tenuta da combattimento (zaino, scarponi e bastoncini), la gente ci guarda incredula e qualcuno sussurra al vicino di ombrellone “eppure parlano italiano!”). Un’anziana turista tedesca ci guarda con aria complice e borbotta qualcosa come “nordic walking”.
Siamo ormai al sesto giorno ed è di nuovo cultura, con la visita alla secolare abbazia certosina di Padula, dove tra le testimonianze della vita monacale ci parlano anche di una misteriosa “erba casta” i cui decotti servivano a mitigare le pulsioni sensuali dei monaci (una specie di antidoto del Viagra). Ma nessuno di noi sembra interessato più di tanto ad approfondire. Dopo la certosa è la volta di una grande grotta, quella dell’Angelo, che visitiamo in buona parte comodamente seduti in barca lungo un vero e proprio fiume sotterraneo.
L’ultima tappa prevede di raggiungere la famosa cala degli Infreschi, ma per questo bisogna attraversare numerose altre cale, ciascuna delle quali presenta una spiaggia dove è obbligatorio fare il bagno. Rientriamo in campeggio in battello, in tempo per l’ultima più difficile prova. O’ Professore ci riceve a cena nel suo rifugio sui monti, un luogo sperduto in mezzo a boschi impenetrabili, che raggiungiamo avventurandoci con il nostro furgone lungo un tratturo sassoso. Sappiamo che questa è terra di famosi briganti e qualcuno, durante l’avventurosa marcia di avvicinamento, paventa l’eventualità di un rapimento e si chiede se la GEAT sarà in condizioni di pagare un riscatto magari anche ingente. Niente paura, sarà invece una pantagruelica cena, a base di pasta ai frutti di mare, frittura di pesce ed anguria.
Durante il viaggio di ritorno (che non ha storia, niente ritardi, cancellazioni ecc. soltanto una valigia che scompare e poi ricompare), si tenta un primo bilancio. Promozione a pieni voti per chi ha organizzato il trek, il cui decorso è stato largamente positivo e che rientra senz’altro nella categoria di quelli che la scienza definisce come “sibaritici”, con soltanto due effetti collaterali: probabile aumento ponderale e serio rischio di sviluppare assuefazione e financo dipendenza. In questo caso si consiglia la sollecita iscrizione a un trekking del tipo più comune, definito “spartano”.
La segreteria è eventualmente disponibile a fornire le coordinate degli operatori specializzati in questi ultimi.

Giorgio Inaudi

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© Foto di Franco Savorè