SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2014: Vigne di Cesnola

4 maggio 2014 Il calendario escursionistico prevedeva per il 4 maggio 2014 una gita definita un po' aulicamente "Visita di antica coltivazione vigna", da intendersi in realtà come una passeggiata nella zona tra Settimo Vittone e Carema, nell'estremo lembo nord-est della Provincia di Torino. Il mattino della domenica, alle 7.45, sette volenterosi si ritrovano al Mc Donald di corso Giulio Cesare per dare avvio alla gita; il numero non è particolarmente significativo, ma tant'è. Nei giorni immediatamente precedenti, sono stati avviati contatti con l'Agriturismo "Belvedere" di Trovinasse, frazione di Settimo Vittone, per una sosta pranzo che favorisca un assaggio della zuppa di yucche, erba tipica della zona, ma soprattutto consenta a due geatine, Rosalba Savorè e Maria Teresa Carretta, reduci da interventi operatori, di essere condotte dal generoso Franco sino all'Agriturismo, dove è infatti possibile arrivare anche mediante carrozzabile e qui ricongiungersi agli escursionisti partiti dal basso. Alle 9,15, in un bel mattino di cielo terso, lasciate le auto nella piazzetta della piccola fraziona di Cesnola, ci si avvia per una mulattiera che si inerpica sulla montagna, costeggiando proprio le antiche vigne locali, caratterizzate dalla struttura a terrazzamento e sostenute da pilastrini in pietra, vagamente a forma di fungo, tipici di questo angolo finale di Canavese. Il vino di questa zona è ovviamente il Carema, anche se il Capogita Maneghello ammonisce severamente che per gli abitanti della zona è delittuoso confondere il Cesnola con il Carema. Dopo circa un'ora di cammino, si lambisce la frazione di Cornaley (m.606) col suo Santuario e ci si inoltra in una vegetazione caratterizzata perlopiù da frassini; i partecipanti sono positivamente stupiti dallo stato manutentivo in cui si trova la mulattiera coi suoi classici gradoni. Il sentiero, di tanto in tanto, incrocia la carrozzabile che in più punti lo ha praticamente travolto, pertanto si passa sovente da mulattiera ad asfalto e viceversa. Fortunatamente, appositi pali piazzati nei punti giusti consentono di seguire il percorso senza eccessivi dubbi. Ogni tanto compare qualche casa, purtroppo in abbandono; dopo un bel po' di salita, mai troppo ripida ma sempre costante, arriviamo alla frazione di Chiaverina. Siamo sopra i 1000 metri, sono le 11.45 e un provvidenziale cartello in legno indica "Trovinasse 0,45". Tutto sembra andare per il meglio, ma il "dramma" è in agguato. Più oltre, percorso un tratto lungo la carrozzabile, si giunge ad un bivio su di una radura senza che si vedano villaggi in nessuna direzione. All'incrocio tra due strade ugualmente asfaltate, una traccia bianca e rossa pare mandarci a destra ed è quello che facciamo. In realtà, ma lo verificheremo solo al ritorno, bisognava prendere la diramazione di sinistra, che portava direttamente a Trovinasse. Il risultato dell'errore è un lungo semicerchio che ci sposta verso destra, prima di arrivare ad un tornante che ci riporterà nella giusta direzione, non senza averci fatto prendere 100 metri aggiuntivi di dislivello. Non c'è che dire, abbiamo toppato! Va detto peraltro che quando il percorso era stato approvato c'era ancora molta neve e perciò gli "esploratori" non avevano potuto arrivare in cima. Il clan reagisce con ammirevole dignità e silenzio; attraversiamo un bosco finchè (la Provvidenza?) incontriamo un giovane, accompagnato da un bel cane, che ci prende sotto la sua guida e ci conduce davanti all'ingresso dell'agriturismo, dove troviamo i compagni giunti in auto: sono le 13.15. Morale della favola, ci siamo regalati tre quarti d'ora in più e un dislivello finale di 1200 metri. Ci mettiamo a tavola e, tra vassoi di affettati, zuppiere di minestra alle yucche, assaggi di agnolotti, arrosti, formaggi e dessert vari, il senso di sconfitta cede il posto ad un filosofico appagamento. La qualità del cibo è assolutamente ottima! Una sola annotazione più seria proprio sulle yucche: trattasi di un erba tipica di queste zone e della Valchiusella, che cresce all'inizio della primavera dopo il disgelo e che nella tradizione di queste montagne viene mescolata a formaggio e pane abbrustolito per dare origine ad una appeititosa zuppa Terminato il pranzo, quasi alle 16, ci siamo rimessi in cammino per la discesa e in due ore e mezza di mulattiera siamo ritornati alle macchine. Alla fine, comunque, la gita è risultata tutt'altro che banale.

Roberto Boselli

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© Foto di Antonio Carretta