SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2014: Lago Sottano nel vallone della Balma

23 marzo 2014 Con incredibile puntualità riusciamo a lasciare la città all'ora stabilita. Siamo in sette; via Giaveno saliamo sino alla frazione parzialmente diroccata di Molè, poco sopra il Santuario, a 1100 m di altezza. Il cielo si è rasserenato e sembra promettere una bella giornata primaverile. Alle 8.30 iniziamo a percorrere, con direzione sud-ovest, il sentiero 514, il cui segnavia trova inizio proprio alla borgata. Tra il verde ancora timido dei prati e attraverso il sovrastante bosco pietroso, sull'ampia dorsale, raggiungiamo il portale del vallone, con ampia vista sulla parte alta e sui ripidi pendii, ancora carichi di neve, che si affacciano, alle nostre spalle, sulla val Sangone. Con le racchette in spalla raggiungiamo quota 1500 m, proprio all'altezza del ponticello in tronchi d'albero che scavalca il torrente. Sull'altra riva, calzate le ciaspole, ci incamminiamo seguendo una visibile traccia. Il bel cielo che ci aveva visti partire si sta ora rapidamente rannuvolando. Con buona lena ci portiamo, sempre su manto continuo, sino alla bella conca sottostante il rifugio. Raggiunto il limite ovest, troviamo il ponte di neve che ci consente di oltrepassare il torrente senza danni. Il sentiero estivo corre più in alto, sul versante nord. Lo intersechiamo dopo aver risalito il pendio con qualche serpentina, superando in tal modo il risalto roccioso che si trova sulla nostra sinistra e che ci sbarra il passo. Siamo così passati sull'altro versante del vallone ed in breve ci troviamo poco sotto il rifugio della Balma (1986 m). Senza sostare proseguiamo oltre, transitando nei pressi della centralina, la cui turbina ronza sicura in un ambiente ormai decisamente invernale, con fiocchi di neve e folate di vento gelido. Saliamo sino a toccare quota 2140 m, circa la quota del lago Sottano, che però non vediamo. Salutata la cappelletta del Robinet, che sopra di noi ci domina dall'alto dei suoi 2679 m, eseguiamo un deciso dietrofront, e, disceso un ripido sicuro pendio, raggiungiamo il rifugio, nel cui locale invernale consumiamo la colazione. Un grazie va ai gestori del rifugio del CAI Coazze, che con il loro solerte impegno garantiscono un locale accogliente e riscaldato. Dopo aver condiviso un po' di tempo con altri simpatici compagni giunti dopo di noi, lasciato il tepore del locale e ricalzate le ciaspole, seguendo le tracce di salita, caliamo a valle. Nubi livide sovrastano l'orizzonte, giù sulla pianura, mentre il termometro si mantiene basso: per noi una garanzia circa la tenuta della neve. Al ponticello, rimesse le racchette in spalla, scendiamo a Molè, dove ci accoglie nuovamente un bel sole. In alto, sull'altro versante della val Sangone, sospesa su un pendio bianco di neve, tra la nebbia, compare e scompare la stazione di arrivo dell'impianto dell'Aquila.

Renzo Panciera

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© Foto di Antonio Carretta e Renzo Panciera