SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2013: Punta Francesetti

Cosa si può dire di questa gita, che è stata rimandata per ben due volte causa maltempo? Prima era anche con le racchette, eravamo in totale venticinque, poi a causa l’impossibilità dei capi gita si è ridotta solo con gli sci. Grande variabilità di iscrizioni, ancora il venerdì una ventina di telefonate: totale quattordici persone che sabato mattina diventano tredici. Al rifugio nessuna obbiezione, era zeppo, per dormire c’erano materassi per terra anche nel salone. L’apertura del Moncenisio e la strada per l’Ecot accorciano notevolmente l’avvicinamento al rifugio. Alle tredici, sci ai piedi sotto un caldo micidiale e neve sfondosa, si sale in due ore al rifugio. Troviamo altri quattro amici che hanno prenotato per conto loro dopo avermi contattato. Cena, la solita alla francese con soupe, risotto, spezzatino, toma e gateaux; la sistemazione per dormire è: dieci in camerata (non è delle migliori), per gli altri 3 va meglio (me compreso!). Sveglia alle cinque, cielo nuvoloso, alle sei riusciamo a partire, chi con sci in spalle, chi ai piedi, si scende di 90 m fino al lago ora gelato. La salita in sé non presenta problemi: chi vuole essere tranquillo mette i coltelli, i bravi naturalmente no. Il bello è arrivato a un centinaio di metri dal colle della Disgrazia 3225 m: il vento di tipo patagonico, con temperature sotto zero, che con l’effetto vento sembra di essere in Siberia. I quattro amici che erano partiti prima tornano indietro, altri imboscati dietro i radi sassi; arrivo anch’io nelle vicinanze del colle e il vento tenta di buttarmi a terra. Breve conciliabolo, tutti d’accordo per un veloce dietrofront. Intanto i primi quattro (dei nostri) sono già in alto in mezzo alla nebbia, arriveranno in cima con qualche sprazzo di sereno. La discesa fino al lago è su neve favolosa, di lì in poi, sci in spalla fino al colle con 60 m di risalita. In discesa il cielo si è rasserenato tutto, con vista sulla Francesetti e Albaron. La discesa dal colle alle macchine è stata improntata sul divallare più che sciare, alcuni pezzi anche a scaletta, con neve gelata. Finalmente a mezzogiorno arriviamo alle macchine, felici di aver le ossa tutte intere. Un partecipante si trova la batteria a terra, ma per fortuna sua, telefona ad un amico a Bessan che con i cavi la fa partire, e rimedia pure l’invito a pranzo. Questa è l’ultima gita con gli sci, ci rivediamo a dicembre con la prima sci alpinistica. Grazie a tutti i partecipanti.

Franco Savorè

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© Foto di Franco Savorè e Emilio Candutti