SOTTOSEZIONE DEL CAI - TORINO

ARCHIVIO GITE 2013: Giro delle 5 torri

Questo lungo giro ad anello tra le colline della Langa astigiana, inizialmente segnalato dal CAI di Acqui, fa oggi parte di una rete di sentieri collinari che il CAI di Asti ha segnalato sul territorio della sua provincia, dai morbidi dossi di Grazzano Badoglio, dove riposa Aleramo, primo marchese del Monferrato, fino a queste zone più selvagge. Questo è il periodo migliore per percorrerlo, perché il verde è nello splendore delle piogge primaverili, quest'anno particolarmente abbondanti. Ai bordi delle strade vediamo anche i primi papaveri. Anche la stagione dei colori autunnali si presta molto a questo giro, anche se in quel caso, data la lunghezza, è bene spezzarlo in due tappe per non dover correre dall'alba al tramonto.
Arriviamo a gruppetti a Monastero Bormida, chi da Torino, chi dal Monferrato, chi dalla Liguria. Il paese prende il nome da un complesso monastico voluto da Aleramo, come centro per recuperare le terre devastate dalle invasioni saracene. Troviamo il sole e i primi caldi, ma per mezzogiorno è previsto l'arrivo di un fronte sciroccale, che potrebbe portare rovesci anche forti. Per questo decidiamo di lasciare un'auto alla torre di Vengore, in modo da avere un'ancora nel caso il tempo ci sconsigliasse di chiudere l'anello. Si rivelerà un'ottima idea.
Attraversati i campi ai margini di Monastero, il percorso si arrampica verso la dorsale delle colline, per sterrate e sentieri, costeggiando vecchie case rurali e attraversando boschi termofili. Gli ornielli sono in fiore. Queste colline hanno fianchi abbastanza ripidi, a volte scoscesi, mentre in alto si addolciscono. Qui troviamo la mano dell'uomo: cereali, vigne, frutteti, noccioleti, pascoli per le capre.
Quando ci fermiamo per il pranzo, alla chiesa della Madonna del Rosario, il tempo sta cambiando: a sud un fronte compatto di nubi nere incombe sulla torre di Roccaverano. E infatti abbiamo facciamo appena in tempo a finire il panino (e i dolci gentilmente offerti dalla savonese), che i primi refoli delle brezze temporalesche cominciano a soffiare e le gocce a cadere. Ombrelli blu, giacche rosse, mantelle arancioni, coprizaini gialli ci vestono e chiazziamo i prati come di insolite fioriture. Dopo un po' di preamboli, i rovesci si fanno intensi e persistenti.
Come sempre in questi casi, il gruppo inizia a muoversi di moto proprio, trainandosi da solo e procedendo a testa bassa, ignorando bivi e panorami, sfilacciandosi all'inverosimile tra quelli che corrono e quelli che vorrebbero ma non ce la fanno. Perché mai guardarsi intorno? Perché mai osservare la surreale luce arancio all'orizzonte? Perché mai osservare i fiori che si richiudono? Perché mai osservare le belle case di pietra con i giardini? Perché mai osservare il verde brillante dell'erba bagnata? Perché mai osservare le nubi che si addensano e risalgono i versanti? Perché mai osservare la torre di Olmo Gentile svettare tra le colline blu e la bruma? Perché mai ascoltare la pioggia che ticchetta sul cappuccio? Perché mai ascoltare il vento che sibila? Perché mai ascoltare le foglie che frusciano e gli alberi che cigolano? Quando piove non c'è niente per cui valga la pena rallentare e fare attenzione. La predica è finita, andate in pace.
Alla spicciolata arriviamo a Roccaverano, ci raduniamo e invadiamo ogni angolo libero del bar, dove spazzoliamo torte e patatine. Il gruppo riprende vigore, si sente di nuovo parlare, ridere e carrettare.
Intanto la pioggia concede una pausa. Gli autisti rifocillati partono per andare a recuperare l'auto lasciata a Vengore. Il gruppo segue a debita distanza, per non dover aspettare troppo sotto l'acqua il recupero delle auto lasciate a Monastero. Questo tratto è quasi tutto su asfalto, ma su una strada molto secondaria. Oggi poi il traffico è del tutto assente. In più la strada corre su una dorsale molto panoramica: si dominano le dorsali dai verdi fianchi, in cui si alternano campi e boschi. Nuvole basse seguono le valli e una ci incrocia poco prima della torre, intirizzendoci con una pioggerellina sottile, salvo dissolversi tosto mentre la raggiungiamo. Da lì si abbraccia il percorso seguito in mattinata. Recuperiamo le auto e raggiungiamo il resto del gruppo, che ci accoglie giubilante.
È stato un peccato non aver potuto completare il giro, perché ogni angolo di questa zona merita una visita. Per di più, in una bella giornata ci saremmo goduti la luce più bella nell'ultimo tratto. Un motivo in più per tornarci.

Sergio Chiappino

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© Foto di Aymeric Pallottini e Sergio Chiappino